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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 10214 del 31 ottobre 2011 (2011) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Diana, Casali, Emily Plays… Che bella sorpresa!
Diana, Casali, Emily Plays… Che bella sorpresa!
Mario Merola cantava “i figli so piezz’e’còre” ed io, che da decano dei musicisti pavesi, mi sento un po’ il “babbo musicale” di tutti loro, in questi ultimi tempi mi sento (come capita ai padri orgogliosi della propria prole) molto gratificato e gioisco per i risultati che ottengono.
Come ho già detto in altre occasioni, trovo che in questi ultimi anni, a Pavia, ci sia un fermento musicale pari solo a quello degli anni ‘60.
Peccato che, al contrario di quanto avveniva allora, nel periodo invernale, a Pavia i locali e le occasioni in cui poter far ascoltare la propria musica siano sempre meno. Sicché…
Ma veniamo alle tre recensioni che volevo introdurre con questo lungo sproloquio.
 
La prima è quella di un disco che rappresenta l’anteprima acustica e in “solo” di un disco che verrà pubblicato a breve.
 
Questa anteprima mi è stata consegnata alla fine del concerto (peraltro bellissimo) dei Lowlands con Donald & Jen MacNeill, tenutosi a Spazio, il 18 ottobre scorso.
Ad introduzione del concerto, Roberto Diana (il chitarrista dei Lowlands) ha presentato alcuni brani di questo album “nascituro” e, sebbene avessi imparato ad apprezzarlo come chitarrista elettrico con il gruppo, grande è stata la sorpresa nel vederlo dimostrare (oltre al “gusto” solito) anche una tecnica ed una sensibilità notevoli.
Il disco “anteprima” (in serie limitata e numerata) s’intitola “Raighes” (termine sardo, viste le origini dell’autore) che sta per Rough Tapes) vol. 1 e contiene 6 brani eseguiti da solo con la chitarra acustica; nel disco finale, in ogni brano ci sarà un altro musicista, e quindi un altro strumento, a duettare con Diana.
Come ha dichiarato prima di iniziare la presentazione, non trovandosi a proprio agio con i testi, ha preferito scegliere d’esprimersi solo con la musica, imboccando il filone “strumentale”, genere un po’ di nicchia negli ultimi anni. E se il testo di una canzone vi racconta una storia, la narrazione musicale ne offre mille di storie, a seconda di quale “corda” (scusatemi il gioco di parole) dell’animo e della nostra fantasia va a toccare.
 
Il risultato è veramente bello e affascinante e non vedo l’ora di ascoltare il disco intero.
 
La seconda recensione è quella del primo intero disco ufficiale degli Emily Plays.
 
Emily Plays nascono nell’autunno del 2002 a Pavia, come progetto di Sara Poma. Dopo diversi cambi di formazione e un’avventura live insieme a Morning Telefilm, (l’alter ego solista di Emanuele Gatti dei News For Lulu), nel 2009 gli Emily Plays diventano una band vera e propria formata da Sara Poma alla voce e alla chitarra acustica, Giacomo Tota alla chitarra elettrica, Marco Albano alle tastiere e Davide Impellizzeri alla batteria. Nel 2011, Marco Albano si trasferisce in Spagna dove forma il progetto Berlinist e agli Emily Plays si unisce Simone Fratti al basso, che aggiunge nuova fantasiosa “verve” al suono del gruppo.
Il loro album d’esordio “I Had A Heart That Loved You So Much” (c’è una forte dose di ironia nel chiamare il proprio album “Avevo un cuore che ti amava tanto”, brano strappalacrime ed estremamente popolare degli anni ’60, portato al successo da Mino Reitano), uscito il 3 ottobre per la Dischi Soviet Studio, registrato nella primavera del 2010, è stato prodotto da Gianmaria Aprile (e si sente!) (Ultraviolet Makes Me Sick/ Fratto Nove Records, già responsabile del suono del primo EP degli Emily Plays, “Shortsighted Tree”, uscito nel 2008 con l’etichetta digitale Kirsten’s Postcard), masterizzato al Sae Mastering di Phoenix, Arizona, contiene dieci tracce, un po’ eteree, un po’ psichedeliche, di un pop internazionale da far invidia a qualunque gruppo d’oltre manica e anche d’oltre oceano.
Li conoscevo già, li avevo già ascoltati, ma così compatti e “lucidi” come nel disco, con suoni perfetti e un uso della voce e dei cori da grandi professionisti non li avevo mai sentiti.
 
Un disco bellissimo da ascoltare e riascoltare.
 
E per i pavesi più “carogna”, quelli che guardano con diffidenza ogni cosa esca dalla nostra provincia, pronti sempre a criticare e mai a sostenere, un consiglio: se volete, dimenticatevi le origini di questo gruppo… e godetevi il disco!
 
La terza recensione non porta sorprese, ma casomai conferme.
 
Il “nostro” Fabio Casali ha ritrovato il gusto dell’essenzialità unendosi, per questo progetto, alla voce calda e fascinosa di Elisa Rovida (ve ne ho già parlato in varie occasioni e qualcuno di voi avrà avuto modo di conoscerla nei suoi concerti pavesi) e alle percussioni di Giorgio Palombino, per un disco di “rivisitazioni” in trio di grandi successi del rock (e non solo), da Walking on the moon a Little Wing a Come Together.
 
A KInd of Rock” è un disco curioso e godibilissimo.
 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 31/10/2011 (10214)

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