Dopo avervi più volte segnalato questo gruppo, gli Ultraviolet Makes Me Sick, come uno dei complessi più interessanti e promettenti dell'area pavese, posso finalmente parlarvi del loro secondo lavoro discografico dal titolo "No freeway, no plan, no trees, no ghosts" (il primo album si chiamava Soundproof, pubblicato anch'esso dall' etichetta australiana Camera Obscura Records di Melbourne nel 2001).
Fautori di un rock esclusivamente strumentale, affrontato con una formazione a trio che vede spesso la rinuncia al basso in favore di una seconda chitarra, si sono mossi con tenace determinazione nel perseguire i loro obbiettivi e, a quanto pare, ci stanno riuscendo.
In No freeway, no plan, no trees, no ghosts (in doppia produzione: Camera Obscura-estero + Urtovox-Italia) figurano anche le prime composizioni cantate, dalle armonie pop di matrice slow-core, in cui Andrea Ferraris, di One by One we are all becoming shades e Deep End, presta la sua voce. Il territorio è quello di Do Make Say Think, Tortoise, Mogwai, Dirty Three, Codeine, Rex, ma alterato e interpretato con un forte spirito evocativo e cinematografico; immagini ora statiche, ora in movimento, nitide o sbiadite una dopo l'altra.
Brian Eno, tanti anni fa, pubblicò uno stupendo disco dal titolo Music For Films in cui, con lucida preveggenza, indicava le matrici di quello che oggi è diventato un vero e proprio genere musicale.
Musica minimalista, di genere impressionista, evocativa di immagini intime o paesaggistiche, con suoni che restano in bilico tra l'acid-surf e le colonne sonore dei films di Lynch, il jazz e la musica da camera, e che, latamente, ricorda il modo compositivo dei new-acustic (ovviamente in elettrico).
Inciso nella primavera del 2003 a Sant'Alessio con Vialone c/o Farmstead Studio, mixato da Fabio "Magister" Magistrali, masterizzato al BIPS di Milano, No freeway, no plan, no trees, no ghosts si rivela un lavoro sicuramente più maturo del precedente.
Alberto Anadone (chitarra, basso, basso fretless), Gianmaria Aprile (chitarra acusticaelettrica, armonica) e Davide Impellizzeri (batteria, vibrafono) si avvalgono, questa volta della collaborazione di Andrea Ferraris (Voce e Tastiere), Massimiliano Grassi (Fisarmonica), Emanuele Lovati (Violoncello).
La nuova presenza vocale se da un lato amplia un po' i territori di scoribanda in cui gli UMMS possono veleggiare, dall'altro (a mio parere) tolgono un po' di quella originalità che contraddistingueva la loro cabarbia convinzione strumentale.
Trovo che questo nuovo disco, nel suo complesso, sia di una bellezza che i gruppi nostrani difficilmente raggiungono per qualità e originalità di suoni; così come molto ben calibrato è l'uso dell'effettistica e della rumoristica, che si integrano perfettamente col tessuto sonoro creando quell'insieme ipnotico che, sin dalle prime note, dichiara una sua personale identità, costringendo l'ascoltatore ad "entrare subito in atmosfera". |