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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 542 del 13 luglio 2000 (4093) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Carlo Magno muratore e Papia Vegia
Carlo Magno muratore e Papia Vegia

Diverse leggende si intrecciano con la fine del regno longobardo. Durante l'assedio, negli anni 773-774, Carlo Magno era accampato a ovest della città, presso Santa Sofia.

In tale occasione costruì, con le sue stesse mani, la cappella (quella attuale ne è una ricostruzione della fine del sec. XVI). Carlo aveva ripudiato la moglie Desiderata-Ermengarda e aveva attraversato le Alpi favorito, dall'alleanza col Papato, per impadronirsi del regno longobardo.

Aveva posto il suo campo fortificato presso Santa Sofia. Dopo nove mesi di assedio, volle accanto a sé la seconda moglie Ildegarde, in attesa di una bambina. Per lei costruì questa chiesetta. Narra il monaco di San Gallo che un certo giorno Carlo disse ai suoi, da gran costruttore quale era: "Facciamo qualcosa di memorabile, oggi, per non dovere rimpiangere una giornata perduta nell'ozio.

Sbrighiamoci a costruire una cappelletta per seguirvi le funzioni sacre, se la città non cadrà presto in nostre mani!". Detto ciò, chiacchierando tra loro, presero calce e mattoni, legname e vernice e si misero al lavoro.

Dalle dieci del mattino, prima di sera avevano costruito una basilica, muri, tetto, soffitto e dipinti, con l'aiuto delle reclute e di altri soldati, tanto che nessuno, al vederla, avrebbe pensato che fosse stata fatta in meno di un anno.

Forse era ancora quella la chiesetta con un campanile che si vede in un disegno dell'archivio dell'Ospedale San Matteo. Qui nacque, durante l'assedio, la figlia di Carlo, Adelaide (Adelheid), che poi morì in Francia, sulle rive del Rodano, ancora in tenera età. Il Robolini dichiara: "Noi congetturiamo che l'Oratorio suaccennato venisse eretto sotto il titolo di S. Sofia nel luogo ove nel secolo nono sussisteva un palazzo o Villa reale".

In un castello in questa zona infatti Carlo il Calvo firmò diplomi e altri atti ufficiali, nell'876.

 
 Informazioni 
 

Alberto Arecchi

Pavia, 13/07/2000 (542)

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