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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 549 del 11 settembre 2000 (6475) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Una Giovane promessa
Una Giovane promessa

Prima della pausa estiva vi abbiamo presentato "Noi", il romanzo d'esordio di Marco Lupezza, un ventiseienne pavese che è riuscito a realizzare il suo grande sogno di diventare scrittore. Ecco ora un simpatico profilo che lo stesso Marco ha scritto appositamente per "MiaPavia".

Felici di "ospitare" una giovane promessa del panorama letterario della nostra provincia, vi consigliamo di leggere quanto segue. Scoprirete così chi è in realtà Marco Lupezza: un ragazzo come tanti che non ha avuto paura di "non farcela", ma ha dimostrato di possedere il coraggio e l'entusiasmo necessari per realizzare un sogno all'apparenza impossibile.

Noi - di Marco Lupezza

Mi chiamo Marco Lupezza ho 26 anni, sono alto un metro e settanta e peso circa settanta chili. Non mi lavo mai più dello stretto necessario, amo i jeans e odio le cravatte, i Barbour e le sciarpe color marrone.

Parlo volentieri con me stesso perché mi trovo un buon interlocutore e odio le persone che si prendono troppo sul serio.

Adoro Soriano e Taibo e non impazzisco per Burroughs, Kerouac e gran parte degli scrittori "beat". Amo le moto, ma odio guidare per tanto tempo, non sono invidioso né geloso, ma perdo la pazienza facilmente (specie in macchina).

Non sopporto i vincenti e le persone troppo fortunate per questo tifo Torino e ho un solo grande idolo: Charlie Brown.

Sono nato a Pavia da padre bresciano e madre pavese, risiedo però fortunatamente in una piccola frazione, Spirago di Marzano che si trova esattamente a metà strada tra Milano e Pavia. Ho un fratello che vive da solo a Londra.

Ho frequentato l'Istituto Tecnico Industriale di Pavia dove ho avuto la fortuna di conoscere i due migliori insegnanti d'italiano esistenti. Da lì e da loro è nata la mia passione di scrivere che è sfociata in poesie "stile libero", bozze di racconti, storie e alla fine questo romanzo, "Noi" che non ha nessuna pretesta stilistica (non è tanto nella forma quanto nel suo contenuto l'anima di ogni cosa) né d'insegnamento.

Dentro vi ho solo riversato tutta la malinconia, la disillusione e la rabbia contro i "grandi", di cui oggi faccio purtroppo parte, che non sono riusciti, ne hanno mai tentato di farlo, a capirci e che non hanno mai voluto migliorare questo mondo, parlando di quella cosiddetta mancanza di valori e di ideali cui veniamo accusati e quel senso di impotenza che ancora oggi gli occhi dei giovani non riescono a nascondere dietro i loro atteggiamenti e gesti di continua sfida.

Nell'ultima fase della mia adolescenza, in un'estate come tante capitano ai ragazzi, m'è parso però d'intravedere la soluzione, o parte di essa, a tutto il mio vedere "nero" e brutto.

Siccome molti ragazzi hanno avuto e hanno i miei stessi pensieri, ho creduto giusto dividere, se possibile, questa storia che ho avuto la fortuna di vivere e la semplice lezione o "rivelazione" che ho imparato da essa: ma è soprattutto perché i ricordi sono destinati a sbiadirsi per quanti sforzi facciamo che ho ritenuto questo il solo modo per riportarli con me fino alla fine.

La mia soddisfazione è quindi già grande al punto che tutto quello che seguirà o non seguirà dopo non potrà cambiare l'idea che mi sono fatto e cioè che questo è il miglior libro che sia stato scritto perché non è "solo" una storia, ma è vita.

 
 Informazioni 
 

Anna Clerico

Pavia, 11/09/2000 (549)

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