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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 579 del 27 maggio 2002 (5193) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Il colore delle città
Il colore delle città

Ogni città ha il proprio colore caratteristico.
Bianco è il colore che distingue molte città marinare: la bianca Algeri, la bianca Marsiglia, Mogadiscio ed altre città dell'Oceano Indiano, fatte di pietra corallina.

Il rosso del laterizio ha caratterizzato molte città di pianura, nelle zone ricche di materiali argillosi, come Bologna, Ferrara, Piacenza e Pavia, o anche Siena, che proprio di pianura non è, ma che ha utilizzato per costruire la terracotta dei mattoni, accanto alla pietra e più di essa. Ada Negri ricordava - ai suoi tempi - "la rossa Pavia": rossa di torri, di tegole e di mattoni.

Ricordiamo che "rosso" in lingua russa è addirittura sinonimo di "bello", come ricorda la Piazza Rossa di Mosca: un nome dato nel 1600, molto tempo prima della rivoluzione d'ottobre... in russo la parola krasnaia, "rossa", significa anche, in modo sintetico e traslato, sia "colorata", sia "bella".
Per le culture di gran parte dell'Africa, ma anche presso i Lapponi, gli Eschimesi e altre culture sciamaniche, i colori del mondo sono tre: il nero, il bianco e il rosso. Sono, ad esempio, anche i colori dei tre rami del fiume Volta, che scorre nell'Africa occidentale.

Gli azzurri e i blu si abbinano spesso al bianco della calce ed alle tinte ocra, nelle architetture dei paesi ricchi di sole: dal Portogallo alle isole mediterranee, sino alle porte riccamente decorate della città mauritana di Walata. Nelle facciate dei porti del Mare del Nord o dell'Atlantico troviamo spesso blu e verdi, con altre tinte forti come il rosso e il giallo squillante. Tralasciamo qui Venezia, che richiederebbe da sola più spazio di quanto qui non ci si possa concedere...

Veniamo dunque alla moderna "cultura del colore" di Pavia, che fu per lungo tempo dominata dal famoso "gialdino" e che solo ultimamente si è convertita al color salmonello (un rosato incrocio di salmone e di porcello... come dire "né carne né pesce"). Una certa variante al salmonello fu praticata negli anni scorsi, soprattutto nelle insegne commerciali, in cui il rosa virava al fucsia (detto spesso, in gergo pavese, "fuxia" o anche "fuscia").
Suscitò grande scandalo, qualche anno fa, la ridipintura di una bella facciata, lungo via Volta, da sempre stata di un bel rosso scuro e intenso (pompeiano o no ch'esso sia, ma misconosciuto dai cultori delle tinte rosate). Ancora oggi il pavese perbene passa sotto e chiude gli occhi inorridito... Sembra che dovranno duramente lottare, per non essere dipinti di rosa, persino il Ponte Vecchio ed il Castello Visconteo, mentre il posteriore del Broletto ha già ceduto, negli ultimi mesi, ad un bel colore "mutandine col pizzo".

Poco blu, tollerato ormai solo in "una strana casa" a Certosa, nelle insegne del Blockbuster e in qualche pizzeria. Qualche verde pistacchio si è timidamente affacciato, accanto al verde pisello... Cosa sarà il "piano del colore" per la città di Pavia, tanto promesso dai nostri amministratori?
Il più celebre piano del colore fu redatto per il centro di Torino, sulla scorta dei progetti cinquesettecenteschi redatti dal Vittozzi, dai Castellamonte, dal Guarini, improntati alla rigida, autoritaria pianificazione della città di rappresentanza dei Duchi di Savoja e conservati negli archivi.

A Pavia, in mancanza di tutto ciò, si dice che "ci penserà il computer"... Come? ma come per le estrazioni del lotto! Una città con un centro storico che - tutto sommato - è poco monumentale, ma dovrebbe essere rigidamente pianificata a futura memoria con una tavolozza di colori in tutte le sfumature del rosa, nelle più fulgide tonalità del carnicino e dell'aragosta, con qualche variante cipria, da concedersi naturalmente soltanto per le case più altolocate. Il tutto redatto e steso nelle più fredde tonalità delle tinte Pantone del computer, e poi debitamente "anticato".
Il che è quasi come dire: andiamo a prendere un gelato artigianale... color Puffo, al gusto di limoncello!

 
 Informazioni 
 

Alberto Arecchi

Pavia, 27/05/2002 (579)

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