E' il 2 agosto del 1886, quando in Albuzzano, nasce un bimbo che diverrà quel letterato di straordinaria sensibilità che è Cesare Angelini. Quel talento che ha più d'una volta sorpreso e commosso la pavese che scrive, perché leggere i suoi racconti è come fare un viaggio nel passato: non servono sforzi d'immaginazione, è tutto così magnificamente descritto che le immagini si stagliano dal testo, nette, vivide. E anche quello che ancora oggi, esattamente come allora, avrei sotto gli occhi - dai sassi delle vie di Pavia a alla natura dei dintorni - spesso ho l'impressione di vederlo per la prima volta attraverso i suoi scritti...
Dall'umile famiglia contadina, Angelini impara a conoscere la vita di campagna e, da fine osservatore quale già probabilmente era, inizia ad apprezzare la natura in tutte le sue espressioni, allacciando con essa un intimo rapporto che si manterrà vivo e intenso fino alla fine dei suoi giorni.
"La mia casa era a due passi dal fontanile dove la mattina andavamo a lavarci la faccia e l'acqua ci faceva da specchio. Una casupola rannicchiata sotto le sberle dei malanni stagionali e che a forza di filtrar stelle dai travoli del soffitto, aveva perso ogni aspetto di abitazione. Ma, fuori dalla finestra! Campagna a perdita d'occhio e tutto il cielo e il vento e l'allegria degli alberi, i buoi e i cavalli e gli uomini che aravano nel sole, come una sola famiglia. Nella memoria e nel sangue del ragazzo, più che il ricordo di quella dura povertà, è rimasto il ricordo di quella bella natura; e fu la sua salvezza.".
Lasciata la sua "casupola" di Cascina Pescarona, intraprende gli studi in seminario a Pavia sotto la guida di Monsignor Giovanni Cazzani e, nel 1910, viene ordinato sacerdote. Subito dopo, convocato dallo stesso Cazzani, si reca a Cesena dove sarà professore d'italiano per cinque anni.
"Forse, i più meravigliosi anni della mia vita. (...) Ma il ricordo di Cesena sarebbe meno vivo nella mia memoria, se lì non avessi conosciuto Renato Serra (...) alla Malatestiana, della quale era custode...".
Ed è anche grazie a Serra che il legame con la letteratura si stringe sempre più divenendo indissolubile...
Angelini torna in seminario a Pavia, nel '20, questa volta come insegnante. In questo periodo risiede a Torre d'Isola, dove sarà parroco per un anno. Paese che ancora lo ricorda come "Don Cesar", "un paesino all'antica, alla buona: tutti uniti in un comune sentimento di concordia e di fede. Un paese dove pareva che fossero tutti parenti, pronti a prestarsi aiuto scambievolmente. Mi pare anche di ricordare che allora, per vivere, ci si accontentava di più poco, e usava dire che quando c'era la salute, si era dei signori...".
Nel '39 diviene rettore dell'Almo Collegio Borromeo dove, nei vent'anni di rettorato, organizzerà diversi incontri con personaggi di spicco della cultura italiana.
"... dietro l'austero portone, s'indovina la sua ampiezza sonora, i portici e i loggiati dove le colonne abbinate s'inseguono come le rime baciate nei poemi, il salone frescato con vaghezze d'aurore rapprese, la veduta ariostesca sul prato con ampio gioco d'aria e blandimento di fontana e la solenne scalea da cui sale la sera violetta...".
E' nel '52 che gli viene conferito il titolo di Monsignore, mentre nel '61 si ritira a vita privata dedicandosi ad un'intensa attività letteraria che ha come "musa ispiratrice" la città di Pavia. Sono gli anni in cui abita in via Luigi Porta scrivendo delle sue torri, dei suoi tetti, del giardino pensile, dei suoi piccioni e della veduta dalla sua finestra...
"Bisogna venire ad abitarla, per conoscerla tutta intera, direi per averne il sentimento. Anche per le vie, è vero quello che il Foscolo diceva dei libri: che per comprenderli bene, bisogna dimorare lungamente in essi (...). Via Luigi Porta ha, insomma, un suo forte carattere, una sua atmosfera che niente può distruggere.".
Queste righe e migliaia di altre altrettanto eleganti, gli valgono la laurea Honoris causa che la Facoltà di Lettere di Pavia gli conferisce nel '64.
Nel '70 si trasferisce in via Sant'Invenzio dove, continua la produzione letteraria...
"Per i pavesi della mia età, via sant'Invenzio era un'altra, era l'attuale via Boezio che prendeva quel nome da un tempietto romanico dedicato al santo (...) perché lì era la torre nella quale fu imprigionato e morì (...). Ma la consolazione di via Sant'Invenzio, e quasi un supplemento di salute, è il giardino che ne occupa tutto un lato; giardino campagnolo, con quel vago che hanno i giardini un po' trascurati; cinto da un'alta muraglia da cui la vite vergine e l'edera e il glicine mescolati insieme, rovesciano i rami rampanti con rustica prodigalità. Insomma, un laghetto verde tra le case; un angolo che recupera il silenzio originario della città, formando un compendio di Ottocento pavese.
E lì par che la città finisca".
E, proprio in via Sant'Invenzio, finiranno anche le note angeliniane: qui monsignor Angelini - scrittore e poeta con doti descrittive tali da rendere suggestivi anche i paesaggi più semplici, erudito e acuto critico di grandi autori italiani, tra cui Leopardi, Foscolo e Manzoni - si spegnerà nel 27 settembre del 1976 e verrà sepolto nel cimitero di Torre d'Isola.
Questi solo alcuni dei momenti più salienti della vita di questo illustre personaggio, forse i più legati al contesto pavese. Non si parla dell'Angelini cappellano degli alpini nel primo conflitto mondiale o pellegrino in Terrasanta negli anni '30, ma innumerevoli pagine non sarebbero state sufficienti per contenere il genio letterario del Monsignore...
A ricordarlo, nel 25esimo anniversario della sua scomparsa, la mostra allestita presso la Villa Botta Adorno di Torre d'Isola, che rimarrà aperta per tutto il mese di settembre.
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