L’Oltrepò sfoglia un futuro nuovo, quello racchiuso nella neonata «Guida all’utilizzo della Denominazione di Origine Pinot nero in Oltrepò Pavese». Molto più di un sogno di carta.
Forte della tradizione, il Consorzio guarda a nuovi mercati e lo fa con un prodotto di punta e di tendenza: il Pinot nero. Che diventa bollicine, quelle dell’Oltrepò Metodo Classico, che diventa un grande rosso, un’altra scommessa vincente per gli amanti del bere che emoziona.
I numeri fanno ben sperare: 2mila 800 ettari in produzione e l’obiettivo già fissato e condiviso di giungere a quota 4mila nei prossimi anni, portando le aziende che imbottigliano Pinot nero da 50 a 100. Un grande vitigno, la nuova “pole” d’ Oltrepò. Dalla vendemmia 2007 il territorio ha beneficiato della DOCG sull’ Oltrepò Metodo Classico, nelle versioni bianco e rosé (quest’ ultimo sarà il «Cruasé», nuovo marchio collettivo in fase di lancio e che sarà protagonista al Vinitaly).
I progetti del Consorzio per questo 2009 sono moltissimi, ma al primo posto c’è una missione: accrescere una consapevolezza, che si chiama Pinot nero. Farlo in Oltrepò, sui mercati d’Italia e del resto del mondo. E dopo le strategie, dettate dal direttore Carlo Alberto Panont, è nato un manuale, che segna la strada, e si prepara il varo di una“condotta consortile”, che consentirà alle aziende vitivinicole di trovare una loro collocazione forte sul mercato nazionale e globale.
Il Consorzio chiama a raccolta esperti, giornalisti e produttori sabato 21 marzo, dalle 9, nella sala polivalente dell’ ERSAF di Riccagioia, a Torrazza Coste. Sarà presentata la più approfondita pubblicazione sul Pinot nero mai edita in Italia: 226 pagine che racchiudono oltre 25 anni di studi e di esperienze, con il fondamentale contributo di alcune delle aziende oltrepadane che per prime hanno creduto nel Pinot nero e dell’ Università di Milano.
Il volume, formato 21x29.7 cm, in vendita al pubblico a 20 euro, è diviso in sei sezioni. La prima, curata dal professor Attilio Scienza e da Mario Maffi, parla di storia; qui si scopre come il Pinot nero sia presente in Oltrepò fin dalla metà del XIX secolo avendo trovato il suo habitat naturale soprattutto a Rocca de Giorgi, nell’ alta Valle Scuropasso, ad opera del conte Carlo Giorgi di Vistarino, il quale iniziò la produzione di quello che, allora, si chiamava lo Champagne. La seconda e la terza sezione sono dedicate alle risorse ambientali, dei microclimi, delle differenti unità territoriali con le rispettive vocazioni: in una parola, del “terroir”, quel fattore fondamentale in passato troppo spesso trascurato chedetermina quali vitigni vadano piantati e dove per avere risultati ottimali. Si passa poi ad un vero e proprio manuale che fotografa il territorio: scelte agronomiche, scelte enologiche e un’approfondita catalogazione dei cloni di Pinot nero. Infine, una vasta bibliografia e i disciplinari delle nuove DOCG (Oltrepò Metodo Classico) e DOC (Pinot nero vinificato in rosso).
L’opera è corredata di foto a colori, tabelle e grafici. |