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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 816 del 28 gennaio 2003 (4171) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Pavia antica e l'astrologia
Pavia antica e l'astrologia

Quando nel 924 la città di Pavia subì il terribile saccheggio degli Ungari, il cronista Flodoardo la compianse nei suoi Annales:
"Quale città fu in questo regno che risplendesse di costruzioni più belle? Eppure, benché le case fossero state edificate in tempi diversi, e quindi sotto differenti segni zodiacali, tutte furono distrutte nello stesso giorno".

Secondo lo spirito medievale i differenti quartieri e luoghi erano sottoposti a diversi influssi astrali e ciò influenzava anche le dediche, la disposizione e l'orientamento degli edifici sacri. Il simbolismo delle forme costruite si ritrova sotto cieli diversi: in Europa, in Asia, in Africa, nell'America precolombiana. Ritroviamo concezioni simili in Cina, in India, in Mesopotamia, al Cairo o a Timbuktù, in mezzo al Sahara.

Diverse tradizioni riguardano la storia di Pavia, ma qui ne vogliamo ricordare alcune che riguardano il carattere dei suoi abitanti.
Si racconta che San Siro, il primo vescovo della città (il quale, come rivela il nome, proveniva dalla Siria), in punto di morte abbia detto, più o meno testualmente, che "a Pavia non si potrà mai concludere nulla di buono".
Secoli dopo, Opicino de Canistris scriveva "fra capre e caproni sono stato concepito e allevato" e rincarava la dose affermando: "a ogni città, a ogni luogo corrisponde una parte del corpo umano, ma la parte peggiore è toccata proprio a Pavia".

Opicino de Canistris, vissuto nella prima metà del Trecento, divenne famoso per le dure sfaccettature del suo carattere e della sua storia personale, ma ancor più - presso il pubblico pavese - per avere scritto un libello con le "lodi" di Pavia, rivolto al Papa in Avignone, a lungo attribuito a un "Anonimo ticinese". Si può dire che questa sua opera costituisca la prima "guida turistica" della città.

Opicino nacque nel 1296 e fu amico di famiglia dei conti di Langosco, gli ultimi signori guelfi di Pavia, sconfitti nel 1315 dai Visconti. Prete di parte guelfa, in esilio ad Avignone, soggetto a paralisi che lo terrorizzavano, Opicino, malato e sfortunato, dall'esilio lontano ricordava Pavia, con i suoi luoghi, le sue feste e le sue tradizioni celtiche e longobarde. Non la descriveva soltanto, ma cercava anche di trarre auspici sulla città, scomunicata dalla Curia papale perché ghibellina. In una gran quantità di disegni, nei quali figure astrologiche e allegoriche si mescolano a santi e madonne, ma anche a immagini oscene, Opicino condensò tutto il suo sapere, insieme all'amarezza accumulata nei confronti dei concittadini.

"I Visconti, come del resto tutti in quei tempi, avevano un debole speciale per gli incantesimi, la magia, l'astrologia. Perfino Filippo Maria un secolo dopo amava circondarsi d'astrologhi e di negromanti. Galeazzo, figlio di Matteo, più che un dilettante, di questa scienza... era un convinto seguace... Anche Matteo soleva invocar demoni ai quali chiedeva consiglio... e si diceva che consultasse due demoni suoi amici, uno in una fonte, l'altro in una grotta, quando doveva compier qualche impresa."

 
 Informazioni 
 

Alberto Arecchi

Pavia, 28/01/2003 (816)

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