Protagonista a Pavia, lo spettacolo “A ciascun la sua fatica è sacra”, finanziato nella scorsa stagione dal progetto Next della Regione Lombardia, e che, dopo il debutto a Stradella, ha replicato in varie piazze.
Ci teniamo a riprendere questo spettacolo - sottolinea Franca Graziano, regista e interprete insieme a Bruno Cerutti - perché il tema trattato è di scottante attualità, tra disoccupazione crescente, proteste operaie eclatanti e precariato dilagante. Pare che anche la classe operaia, ignorata e dimenticata da anni, sia tornata ad interessare i media! La versione attuale presenta alcune novità, come se lo spettacolo fosse continuamente in progress e aggiornato alla cronaca quotidiana, con i suoi drammi ma anche con aspetti ironici.
Nella costruzione del testo,a partire dalla suggestione di un passaggio dei “Quaderni” di Simone Weil, “L’uomo crea l’universo intorno a sé mediante il lavoro”, si è aperto un panorama complesso e articolato di studio su un tema scottante e attualissimo, quello del lavoro. Perché, se è vero che tutti i moderni ordinamenti democratici riconoscono il diritto al lavoro come elemento essenziale dell’identità della persona, dell’immagine di sé, della posizione nella comunità e quindi della coesione sociale, della progettabilità della vita personale e familiare, è altresì incontestabile che oggi, nell’economia globalizzata, dilaga il lavoro precario e flessibile (un miliardo e mezzo di lavoratori contro mezzo miliardo di occupati regolari), trasformando la prestazione umana in mera merce di scambio.
E ancora, nell’arco di un secolo, dalla dottrina tayloristica sui movimenti e i tempi di lavoro e dal prevalere del lavoro manuale, siamo passati all’immobilità dei corpi nei call center e alla fissità degli occhi sul computer per giornate intere…
Tutto questo materiale trova nell’allestimento un minimo comune denominatore nel ritmo; così in scena figure “marziane” agiscono in mezzo a macchine algide i movimenti rarefatti del proprio mestiere, inseguendo una partitura ritmica e sonora che talvolta si intreccia e talvolta si isola,a volte accelera per poi riposare, ma sempre restando ad altissima tensione e con repentini mutamenti di prospettiva. Risuonano parole di paga, di sudore, di protesta, di uso freddo e scientifico della forza lavoro, su cui aleggia però un richiamo forte alla dignità del proprio operare, alla solidarietà, e infine al diritto alla gioia e alla festa. |