Anno 1857. Cosa vuole veramente lo strano personaggio che si presenta inatteso all’Imperial Regia Delegazione di Polizia di Pavia, nell’ufficio di un inquieto commissario Melchiorre Ferrari?
E chi è in realtà la fanciulla, un incredibile smeraldo al collo, che qualche giorno dopo lo folgora nel foyer della Scala?
Impensabile che i due (oro e ferro, bianco e nero, giorno e notte) abbiano qualcosa in comune. Al commissario Melchiorre Ferrari rimarrà solo il sospetto (o forse la certezza) d’essersi trovato di fronte a qualcosa di troppo grande per lui.
In questo nuovo “libro di San Siro” di Mino Milani incontriamo Luigi Bignani, un avventuriero mai stato a Pavia, giunto a San Lanfranco per chissà quale motivo. A Pavia l’avventuriero troverà la morte, lui, che in questo mondo «non è forestiero».
E poi c’è Louise «distesa sul grande letto, disordinato da una notte d’amore» nella casa parigina di Victor Louis Marie, l’amante francese che la nobildonna dovrà lasciare, e da Marsiglia raggiungere Livorno a bordo del “Triton”. Con sé porta un piccolo scrigno, un regalo dell'amato da non aprire se non in alto mare, «al nono grado e 55 di longitudine est di Greenwich».
E da quel viaggio avventuroso si dirama la storia narrata ne La donna che non c'era (Ed. Effigie), romanzo dalle suggestioni salgariane, sospeso in un felice incalzare di emozionanti colpi di scena.
E il commissario di seconda classe Melchiorre Ferrari? A lui il compito di ricucire fra loro gli oscuri scenari di quella morte orrenda e misteriosa. Fino a che punto ne sarà capace? E cosa avrà pensato accompagnando in carrozza alla frontiera di San Martino «quella donna di mezza età, dal portamento sicuramente aristocratico»? Dove l’aveva già vista? L’aveva già vista?
Così come i noir di Mino Milani si riallacciano alla grande tradizione del romanzo gotico ottocentesco, a sua volta Melchiorre Ferrari richiama Marlowe, il detective solitario di Raymond Chandler.
Ancora una volta Milani ambienta il suo racconto nella Pavia asburgica, città di frontiera di un grande Impero al crepuscolo, città abitata da gente laboriosa che di poco s’accontenta, di poco vive e poco sorride. Una città mestamente ordinaria, con le sue necessità, i suoi amori, le sue invidie, i suoi drammi e i suoi delitti. Una città di poche vittorie e frequenti sconfitte.
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