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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 10375 del 15 dicembre 2011 (3376) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Fossati, grandissimo come sempre
Fossati, grandissimo come sempre
L’idea di assistere a quella che lui stesso ha stabilito essere la sua ultima tournée mi intristiva un po’; ma non potevo mancare.
E così eccomi lì, al Teatro Fraschini, pronto ad assorbire sino all’ultima nota; e sono state note “notevoli”.
 
Come sempre lo spettacolo è stato di altissimo livello, i suoni perfetti (come poteva essere altrimenti, con Jane alla consolle di regia), i musicisti bravissimi (come sempre) e con la novità di quell’irruente e simpatico Max Gelsi che avevamo già apprezzato nel concerto di Elisa.
 
Quasi due ore e mezzo di spettacolo, una sorta di “diario di viaggio” attraverso le canzoni di tutta la sua carriera.
Ma la vera novità è lui, Ivano Fossati: è sempre stato un po’ “orso” sul palco (ma anche nella vita), parco di parole e un po’ schivo. E invece, proprio quando ha annunciato di voler abbandonare le scene, ha fattospettacolo”.
Ha parlato, raccontato, scherzato, suonato, recuperando i modi di quel rock che aveva abbandonato per una canzone d’autore più “alta”.
Lo si nota, per esempio, nel recupero della chitarra elettrica e nel suo avanzare sul palco, oltre la linea dei monitor, per eseguire l’assolo, atteggiamento tipico dei rokkettari.
 
E per un attimo rivedo il giovane Fossati che avevo conosciuto quarant’anni fa, quando, ad Alba, avevo fatto da spalla (con il mio gruppo dei Numi) ai Delirium.
Ed è proprio con un brano dei Delirium (Dolce Acqua) che, a sorpresa quando la gente stava già uscendo, Fossati chiude lo show dopo i bis, recuperando il flauto traverso e il modo “soffiato” di suonarlo, tipico di quando tutti cercavano di riprodurre il suono di Jan Anderson dei Jethro Tull.
 
Durante lo spettacolo, guardando con che gioia si gode la musica che sta eseguendo, mi viene da pensare che, sicuramente, non sarà certo l’ultima volta che Fossati calcherà il palcoscenico. Probabilmente, ad un certo punto, tornerà per improvvisi blitz a sorpresa, su palchi di piccoli locali, per riassaporare il gusto di fare musica insieme agli amici, per ritrovare un contatto con il pubblico, diretto e non mediato da transenne e servizi di sicurezza, magari facendo anche cover e non solo brani suoi: ogni musicista ha nel cuore una serie di canzoni che ha sempre avuto voglia di suonare.
 
E mentre sto pensando ciò, ecco che Ivano attacca al pianoforte l’inizio di Homburg (Procol Harum). A momenti cado dalla sedia!
Ma è solo un’introduzione che poi sfocia ne “La Musica che Gira Intorno”.
Dei tanti concerti di Fossati a cui ho assistito (compresi quelli con i Delirium e con Loredana Bertè) questo è quello che mi è piaciuto di più; forse perché ho visto un musicista sereno, che si sentiva libero dal personaggio che ormai gli andava stretto, e che godeva della sua musica e dell’abbraccio del pubblico che sapeva essere gli ultimi, almeno per un po’ di tempo.
 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 15/12/2011 (10375)

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