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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 10449 del 24 gennaio 2012 (2975) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
"Buccy"
Le nostre telefonate (quasi quotidiane; mia moglie e mia figlia lo chiamavano “la mia fidanzata”) cominciavano sempre così: “Buccy!!”...”Sòllazz!!”; e poi veniva il resto. Oggi, Sabato 21 Gennaio 2012, a mezzogiorno, “Buccy” (Paolo Buccelli) è mancato.
 
44 anni insieme, sul palco e nella vita di tutti i giorni, condividendo sogni, illusioni, speranze, emozioni.
Eravamo, sia fisicamente che caratterialmente, uno l’opposto dell’altro; però ci completavamo a vicenda.
Ci definivamo “la coppia ritmica” (basso, lui, e batteria io) più longeva della storia della musica pavese.
Non posso, non riesco e non voglio credere che non ci sarà più.
E’ tutto il pomeriggio che ricevo telefonate, sms, mail da mezza Italia (qualcuna anche dall’estero) e sono completamente frastornato.
E’ un dolore immenso e straziante quello che provo, ma non riesco a cedere alle lacrime e mi sfogo così, a modo mio, scrivendo.
Ancora a Settembre, era con me sul palco di Piazza della Vittoria, a condividere la gioia di suonare con i Back To The Beatles davanti alla folla della Notte Bianca; neanche la pioggia ci aveva fermato e, meno che mai, il male che lo stava consumando già da tempo.
 
Ho deciso (abbiamo deciso, tutti insieme) che i due gruppi con cui suonava, quelli a cui teneva di più (tutti amici), I Sixties e i Back To The Beatles, andranno avanti a suonare e a fare concerti perché lui sarà sempre sul palco insieme a noi e sarà un modo per non dimenticarlo mai. “The Show must go on” è, ormai, una frase fatta ma, in questo caso, quanto mai adatta. Sono sicuro che lui è d’accordo.
Mi ricordo che, quando morì suo padre (a cui era legatissimo) ripartì subito per la tournè in cui era impegnato. Era un modo per combattere il dolore, per non mostrare i suoi sentimenti più intimi (di cui era gelosissimo; schivo e riservato sul privato, quanto era gioviale e comunicativo nel pubblico).
Se c’era da fare un concerto, grande o piccolo che fosse, tutto il resto passava in secondo piano e non ammetteva che ci si potesse rinunciare per qualsivoglia ragione.
Eppure, a Dicembre, aveva dovuto rinunciare al concerto al Politeama e non era neanche riuscito ad essere presente come spettatore.
Però aveva voluto le registrazioni, per capire come ce l’eravamo cavata senza di lui.
 
Sul palco o dietro al mixer o alla cassa del suo locale (il Boschetto di Torre d’Isola), era conosciuto ed amato da tutti e, sono convinto che difficilmente la gente si dimenticherà di Paolo.
Anche fosse, noi faremo in modo che non accada.
 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 24/01/2012 (10449)

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