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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 1055 del 14 maggio 2003 (2292) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Paul McCartney al Colosseo
Paul McCartney al Colosseo

Ci sono momenti, avvenimenti, occasioni che vanno ben oltre il valore comune a loro attribuito, per elevarsi a "momento magico". In quei casi, l'importante è essere presenti e poter affermare "Io c'ero !".

Bene, posso tranquillamente affermare che il concerto di Paul McCartney davanti al Colosseo è stato uno di quelli.

Anche se, musicalmente, fosse stato un pessimo concerto, l'evento di per sé avrebbe avuto comunque l'eccezionalità sufficiente a farlo entrare nel novero di quelli da non mancare.

Domenica 11 Maggio, ore 5 del mattino: suona la sveglia, è ora di alzarsi. A Casalpusterlengo salgo su una delle corriere organizzate dai Beatlesiani d'Italia Associati e mi ritrovo in famiglia; come in una vecchia gita scolastica, salta fuori l'immancabile chitarra e iniziano i canti. Se la situazione da un lato è un po' kafkiana e dopolavoristica, dall'altro è liberatoria e sincera.

Alle 14 sbarchiamo al parcheggio della stazione Termini.

Rolando (Giambelli) e Alice hanno già montato uno striscione dei Beatlesiani e preparato il punto di ritrovo. Lì, durante tutto l'arco della giornata, sarà un continuo andirivieni di iscritti e di gente che si vuole iscrivere.

Parlo con una ragazza che, la sera prima, si era accaparrata un biglietto per il concerto esclusivo all'interno del Colosseo. Le brillano ancora gli occhi e sostiene che avrebbe pagato anche più dei 500 Euro che ha sborsato.

Davide, il chitarrista dei Cover (di Belluno) mi racconta del concerto londinese di Paul a cui ha assistito. Cristian (degli Special Blend di Parma) è già a Roma dalla sera prima. E' riuscito a sbirciare le prove del concerto serale e adesso è compresso nelle prime file sotto il gigantesco palcoscenico. Alle 4 del pomeriggio, guardo l'orologio: mancano ancora cinque ore e mezza all'inizio del concerto! Decido di abbandonare la postazione anche perché mi sono accorto che vicino ad ognuno dei 16 megaschermi disposti lungo tutto il viale dei Fori Imperiali, ci sono due torri con nove casse d'amplificazione sospese. Praticamente un intero impianto ogni trecento metri.

Me ne torno al fresco, sotto gli alberi, ar punto di ritrovo dei Beatlesiani. Tra incontri e chiacchiere passa il pomeriggio.

Alle 21 scelgo lo schermo più grande e prendo posizione. Nel frattempo la folla ha cominciato ad avere una dimensione disumana. Alle 22 avrà raggiunto il delirio: mezzo milione di persone formano un fiume ininterrotto di teste che va dal Colosseo sino a Piazza Venezia e si arrampica anche su per via Cavour.

Paul sale sul palco alle 21 e 30 in punto preceduto da una serie di ballerini in costume (da giapponese a veneziano) che si muovono sulle note della musica composta da McCartney sotto lo pseudonimo di The Fireman. Maglietta rossa e giacchetta azzurrina "alla coreana", basso Hofner a tracolla, saluta il pubblico con un "Bonasera Roma, benvenuti al Colosseo" e, alle prime note di Hello Goodbye, il pubblico salta in piedi e impazzisce. Andrà avanti così per le due ore e cinquantaquattro minuti dell'intero concerto. Bambini, ragazzini, ragazzi, trentenni e cinquantenni (e anche più vecchi) si ritrovano uniti dall'amore per un mito che non accenna ad offuscarsi.

Dietro di me, due mamme e una nonna urlano e cantano insieme a Paul: mi sembra di essere tornato sugli spalti del Vigorelli.

I giochi di luce sulle pareti tonde del Colosseo sono fantastici.

Macca è gasatissimo: sorride e sprizza felicità ed emozione da tutti i pori. "Non pensavo che foste così tanti. Grazie, grazie a tutti voi". La banda "tira" e suona come non mai e la voce di Paul non è mai stata così limpida e potente. Il pubblico si eccita e si commuove alle note di All My Loving, Can't Buy Me Love, Getting Better, I've Just Seen a Face, Back in USSR, Birthday, Live and Let Die o Blackbird, Michelle, Fool on the Hill, She's Leaving Home.

Paul dedica My Love a Linda, Here Today a John, Something (suonata con l'ukulele) a George; accenna un coretto di Yellow Submarine, salutando Ringo e poi attacca Eleanor Rigby. Quando scandisce le prime note al pianoforte di Let It Be, i Fori Imperiali si infiammano: non sono più solo accendini, sembrano un'unica lunga immensa fiaccola. Mi viene la pelle d'oca!

Quattro i Bis offerti ad un pubblico che non lo voleva lasciare andar via...e che lui non voleva abbandonare!

Ad un certo punto attacca Volare (di Modugno). La mia prima reazione è stata pensare "Eccolo! Il gigione non ha resistito e accenna una canzone italiana". Ma poi ho dovuto ricredermi perché non era un accenno, era l'intera canzone arrangiata, ben cantata e ben suonata con tanto di stacchi e di riprese.

Yesterday riunisce tutti in una "lacrima" collettiva e Hey Jude trova una coro di cinquecentomila persone che la ripetono sul solo ritmo della cassa della batteria.

Sgt.Pepper e The End chiudono un concerto memorabile: mezzanotte è passata da 24 minuti..

Ce ne torniamo alla corriera lentamente, commentando il concerto in toni entusiastici. Penso a quelli che non hanno voluto venire: non sanno cosa si sono persi!

I commenti vanno avanti per tutto il viaggio di ritorno. Quando raggiungo casa mia sono ormai le dieci della mattina di Lunedì. Sono un po' "fané" ma felice come una Pasqua. Ho assistito ad uno dei maggiori eventi del nuovo millennio e potrò dire la fatidica frase:"C'ero anch'io!":

 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 14/05/2003 (1055)

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