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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 10559 del 27 febbraio 2012 (2065) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Grande Teo
Grande Teo
Me lo ero perso quando era venuto a Pavia e così ho rimediato andandolo a vedere a Vigevano, al Teatro Cagnoni.
Arrivato nei camerini, ho incontrato Antonio Colombi, nipote dello storico impresario pavese (fu anche il mio impresario con i Numi, al tempo in cui Antonio faceva pratica e aiutava lo zio), a sua volta impresario di gruppi famosi come i New Trolls e ora manager di Teocoli.
Saluti e abbracci e poi mi apre la porta del camerino: “Teo, c’è qui un mio amico di Pavia che è venuto a salutarti”.
 
Teo sorride; è in una forma fisica smagliante. Parliamo un po’, gli spiego che sono un suo fan dal tempo in cui era il cantante de I Quelli (gruppo beat da cui ceneri nacquero la Formula 3 e la PFM). Dopodichè estraggo da sotto la copia del suo libro (Io Ballo da Solo) che mi stava autografando, l’edizione originale del 45 giri de I Quelli “Una bambolina che fa no, no, no”.
Rimane sorpreso e per un po’ si rigira tra le mani la copertina del disco, poi indica ad Antonio i singoli componenti: “Vedi, qui c’è Franz (Di Cioccio), qui c’è Francone (Mussida) …”, quindi riprende in mano il libro con la dedica, lo firma e ci aggiunge una data.
Quando me lo consegna ha un’espressione divertita.
Apro la copertina e leggo “12-5-62”.
- “ma non è la data di incisione del disco!” - esclamo sorpreso e divertito.
Teo ride “Bravo! È quando ho cominciato a cantare. Così hai un falso d’annata. Un autografo storico”.
E ridendo ci lasciamo; sta per cominciare lo spettacolo.
 
Anche lo spettacolo è una vera sorpresa: sul palco, con lui, c’è una vera band al completo (Doctor Beat) con tanto di corista e lui inizia lo spettacolo cantando un rock’n’roll: “Muleskinner Blues” (il Blues del Mandriano) che poi racconta essere stato il primo brano che lui abbia mai cantato in pubblico e cioè…davanti alla sua classe a scuola.
Tutto lo spettacolo è un alternarsi di ricordi, narrazioni di aneddoti, storie di vita vissuta, imitazioni e tante tante canzoni.
Quando fa Celentano è veramente impressionante, ma lui stesso ci tiene a specificare che il suo non è “rifare Celentano” ma è essere Celentano mentre canta canzoni che Adriano non ha più fatto (e non farà più) davanti ad un pubblico e che quindi la sua è l’unica versione ascoltabile dal vivo.
Mano a mano che lo spettacolo procede mi rendo conto che non c’è un copione fisso ma Teo va un po’ “a braccio”, dove lo portano il cuore e l’onda dei ricordi, attraverso l’enorme mole del materiale costituito da una carriera lunga una vita, ricca di incontri e collaborazioni; dal Clan al musical Hair, sino ad arrivare agli spettacoli televisivi e ai suoi personaggi più conosciuti.
E difatti, quando riappare per il bis, acclamato e richiesto da un pubblico entusiasta, regala un “cameo” di Felice Caccamo che manda in visibilio il teatro e mi fa scompisciare dalle risa.
 
Ma, al di là delle risate, quello che resta è l’immagine di uno showman completo (cantante, ballerino, comico, imitatore, narratore) di grande levatura che usa però un linguaggio semplice e diretto, mai gratuitamente volgare, che lo mette in sintonia con il pubblico, dandoti l’illusione che in quel momento si stia rivolgendo proprio a te, solo a te, come se foste seduti al tavolino di un bar.
 
Grande Teo!
 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 27/02/2012 (10559)

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