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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 10574 del 2 marzo 2012 (2613) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Lucio Dalla - Caro Amico Ti Scrivo…
Lucio Dalla - Caro Amico Ti Scrivo…
Caro amico ti scrivo, perché ormai (purtroppo) è l’unico modo che mi è rimasto per salutarti.
Non è un addio, perché quelli come te rimangono sempre “in giro”; e se qualcuno provasse a scordarsi di te … ci sarebbero sempre le tue canzoni a far sapere che ci sei stato e ci sei ancora.
 
Le tue canzoni che per molti, per tanti, sono diventate la colonna sonora di una vita, di momenti particolari o anche di semplici attimi indelebilmente associati alla tua musica.
Canzoni come “4 Marzo” (che ironia, Lucio, che tu te ne sia andato proprio tre giorni prima della data del tuo compleanno, quella data che avevi immortalato nel titolo della canzone), “Piazza Grande” (che molti pavesi hanno scoperto troppo tardi essere dedicata alla piazza della propria città), “Come è profondo il mare” e tante altre sono diventate patrimonio comune degli italiani; mentre “Caruso” è assurta a patrimonio mondiale, conosciuta, apprezzata, reinterpretata da tanti grandi in giro per il mondo.
 
Per me sei stato il “maestro” che mi ha fatto capire quanto la musica possa essere una professione seria e difficile se vissuta con passione e convinzione. Io, poco più che ventenne, che mi sentivo schiacciato dalla tua personalità artistica (a quel tempo eri già uno dei “grandi” della musica italiana) e tu che con la tua semplicità, la tua ironia dissacrante, il tuo essere “fuori dagli schemi” mi trattavi come un tuo pari, dimostrandomi come la musica si fa “insieme” e “insieme” si costruiscono le emozioni.
 
Tu che, a poco a poco, ti svelavi per quello che realmente eri, senza vergogna o pudori, timido e bisognoso di costruirsi affetti che lo proteggessero dal mondo: i musicisti come una piccola famiglia che lo racchiudesse in un mondo sicuro.
E anche dopo, quando ormai non ci vedevamo più da almeno dieci anni, mi hai sorpreso con il tuo riconoscermi come una parte di te, dimostrandomi un affetto e un’amicizia che non mi sarei aspettato.
Ci siamo rivisti periodicamente e, ogni volta, era come se ci fossimo lasciati da pochi minuti. Anche l’ultima volta, quando sei venuto a Pavia per un concerto insieme a Francesco De Gregori, mi hai accolto a braccia aperte e, come sempre quando c’era presente qualcuno di nuovo (in questo caso Francesco) hai ripreso il tuo “sfottò” preferito: “dai, conta bèn del pesecàne” (un’assurda avventura capitataci a Paola, in Calabria) - e giù a ridere.
 
Te ne sei andato in maniera così inattesa, assurda, rapida, da lasciare tutta l’Italia senza fiato. Mia madre è stata la prima a telefonarmi: “Hai sentito? È morto Lucio! Mi dispiace tanto!”; e poi altre telefonate, amici, televisioni, giornali. Tutti che volevano commenti, dichiarazioni: Ron era troppo sconvolto e non rispondeva; e allora, tutti a chiamare me, rintronato, allibito, incredulo.
Ancora non mi sembra vero, pazzo, tenero amico. Mancherai non solo a me, ma a tantissimi italiani che hanno amato la tua musica e che (ne sono certo) continueranno ad amarla e ad ascoltarla.
E fino a che una sola nota verrà cantata e suonata tu resterai tra noi.
 
Caro amico ti scrivo, così mi distraggo un po’…
 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 02/03/2012 (10574)

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