La giornalista Susanna Pesenti presenta, lunedì sera a Pavia, il suo volume dedicato al segretario generale dell’ONU, martire della pace.
Dag Hammarskjöld, eletto segretario generale dell’Onu nel 1953, morì nel 1961 in un incidente aereo troppo misterioso per non far pensare a un attentato. Era in missione di pace, volava nel cielo tra il Congo e lo Zambia nell’estremo tentativo di recuperare la secessione del Katanga dal Congo, la bomba a orologeria che stava mandando in frantumi il grande Paese africano e con lui i fragili equilibri politici del pianeta intero.
La sua vita è stata ricostruita da Susanna Pesenti, giornalista de L’Eco di Bergamo, in un libro intitolato Dag Hammarskjöld. La pace possibile (Franco Brioschi editore, 370 pagine, 18 euro) e con prefazione a firma di Giulio Terzi di Sant’Agata, già ambasciatore italiano negli Usa e oggi Ministro degli Esteri.
Si sbaglia affermando che è stato Hammarskjöld a inventare l’Onu, ma non si esagera dicendo che, senza di lui, l’Onu non sarebbe quella che è, cioè la protagonista assoluta della politica mondiale. Come spesso accade, il mondo si accorse della sua bravura solo quando era già morto: nessun segretario generale delle Nazioni Unite è mai più riuscito ad eguagliare il suo carisma, la sua importanza. Un paradosso, se pensiamo che al momento dell’elezione fu scelto perché era considerato uno scrupoloso funzionario statale, nulla di più. E, invece, poche settimane dopo la scomparsa, gli fu assegnato il premio Nobel per la pace alla memoria.
Alla presentazione, oltre all’autrice, intervengono il prof. Giampaolo Calchi Novati dell’Università di Pavia e Don Franco Tassone.
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