Mercoledì sera, al Collegio Nuovo di Pavia, un incontro con Paola Soriga, autrice di Dove finisce Roma(Einaudi, 2012).
«Lei e Micol si vedevano una volta alla settimana, il martedì, e a Ida piano piano si apriva un mondo del tutto sconosciuto […] di discorsi su se stesse e sui libri e sulla libertà, parlavano spesso della libertà, di cosa poteva significare per due ragazze come loro, nei libri che leggevano, nelle pagine di storia, erano gli uomini, quasi sempre, a viaggiare per il mondo fare scrivere pensare, ma Grazia Deledda, diceva Ida, e Jane Austen e Sibilla Aleramo, diceva Micol, e Eleonora Duse, e tu cosa farai cosa possiamo fare noi per essere libere davvero, ma quelle sono eccezioni, Micol, non sono mica normali, e noi non possiamo essere delle eccezioni, Ida? Io voglio essere un’eccezione».(Dove finisce Roma)
Ida è la protagonista di Dove finisce Roma, un romanzo d’esordio che era piaciuto “tanto, ma tanto” a Miriam Mafai, firmato da una scrittrice “giovane all’anagrafe, ma dalla scrittura solidissima”, commenta Valeria Parrella nel risvolto di copertina.
Questa scrittrice è un’alunna del Collegio Nuovo che ha studiato Lettere Moderne a cavallo del millennio: Paola Soriga. Una giovane donna che ha lasciato l’Isola – la Sardegna –, per venire a studiare prima a Pavia poi a Roma, proprio come Ida che giunge a Roma, con le origini nella memoria e nel cuore. Le analogie si fermano qui, perché questo non è un romanzo autobiografico.
È una storia sulla Resistenza e di resistenza, che nasce da una necessità condivisa, forse a sorpresa, da una generazione di trentenni desiderosa di tenere viva la memoria dei protagonisti diretti di una stagione, la seconda guerra mondiale, che ha attraversato anche molta letteratura. Per Soriga, in particolare, parliamo di Fenoglio, Cassola e Calvino, ma anche di tante memorie orali del quartiere romano di Centocelle. Una stagione, la Resistenza, che ha significato anche un periodo di grande emancipazione delle donne che non solo hanno dovuto prendere delle decisioni in famiglia, in assenza dei mariti, ma che, come Ida, staffetta partigiana, sono state loro stesse protagoniste della lotta.
Un grande insegnamento anche per noi oggi, ne è consapevole Paola Soriga, che ricorda che alle origini di Ida c’è anche la figura della poetessa Antonia Pozzi: “fu tra le prime donne a volere con tutte le sue forze una sua identità legata al sapere e alla scrittura, in quegli anni dove il massimo che ci si aspettava da una donna era decenza, omologazione e un bel sorriso. La Pozzi a scuola si innamorò del suo professore, di un amore completamente ideale, pulito, che però fu sporcato dall’ignoranza e dallo scandalo, portandola lentamente al suicidio. Ida somiglia molto ad Antonia, ma volevo che il suo destino prendesse un’altra strada. La guerra paradossalmente ha emancipato tante donne”.
Il destino di Ida prende sì un’altra strada, quello di Paola Soriga, nato dalla poesia (il titolo del libro rimanda a una sua poesia) ora è entrato nella storia del romanzo italiano contemporaneo.
A discutere con lei nel segno della letteratura e della storia, saranno Anna Modena e Giovanni Vigo, docenti dell’Università di Pavia e attenti lettori anche di produzione letteraria contemporanea. |