Cotugno, poeta della natura, inaugura la sua personale sabato prossimo a Broni.
«Dopo essersi affermato al proscenio nazionale come acquafortista con la manifesta individua distinzione, Teodoro Cotugno da Lodi in questi anni si è concentrato con maggior disponibilità e perseveranza sulla pittura. E si notano i risultati con la costante crescita del “fare pittorico” del “come” primamente in atto rispetto al “cosa” da rappresentare.
Ritorna Teodoro a Broni da poeta del paesaggio, con questo senza voler escludere altri soggetti come nature morte o variazioni sui fiori, e ritorna come fa ogni pittore amante della natura presentando il suo “giardino segreto” nei tagli prospettici della nostra campagna.
Tagli fissati nel trascolorare delle luci, delle ombre crepuscolari (il controluce è uno degli accidenti pittorici preferiti dall’artista), nel cromatismo della materia che addensandosi si è fatta più “cantante” per la sovrapposizione e l’equilibrato accostamento dei toni, nel silenzio che avvolge lo spazio o nel quieto scorrere delle stagioni con squarci del passato di stupefatto ricordo.
Tutto con la ponderazione delle difficoltà specie nel tentativo di catturare “il girare dell’aria” senza fare tappeto, come si dice in gergo. Sono appunto le difficoltà da superare che il pittore lodigiano ha messo al centro della sua ricerca, della attenta riflessione, nel mentre il suo sguardo ha cadenze d’indugio nella pazienza del fare, nella contemplazione del circostante mondo naturalista memore del sempre attuale assioma del poeta Rainer Maria Rilke: “all’origine stessa dell’arte c’è la voglia di guardare il mondo e di ripeterlo come si può”.
E Cotugno nelle sue prove dimostra spesso di saperlo fare a modo suo, cercando di evitare l’insidia, sempre in agguato, dell’inerte descrittivismo dell’aneddotico fine a se stesso e della piacevolezza del pittoresco, aspetti tutti ingannevoli che privano i risultati di ogni pittore dall’emozionale felicità e dal sentimento artistico». (Tino Gipponi) |