È necessario spenderci almeno due parole. David Cronenberg infatti porta durante questa stagione ben due film nei due più importanti festival cinematografici del mondo: A Dangerous Method in concorso a Venezia 2011 e Cosmopolis a Cannes 2012.
Ma progetti così differenti da sembrare diretti da registi diversi o qualche punto di contatto rimane?
Proviamo a dire come la pensiamo.
Allora, mentre gran parte della critica nazionale all'uscita veneziana di A Dangeorus Method parlava di passo falso o almeno di un Cronenberg minore, devo dire che, naturalmente nel mio piccolissimo, mi dichiaravo assolutamente catturato dal film.
Perché infatti un autore dovrebbe diventare schiavo del proprio fare cinema? Lo stile non consiste proprio nella sovrana libertà espressiva della propria vena, della propria ispirazione, della propria poetica?
Ebbene, pur in un progetto potenzialmente così limitato, dall'assunto storico, dai personaggi narrati, Cronenberg riusciva a farci sentire il brivido della sua forma. Del suo modo, della sua capacità di raccontare un evento.
Quanto di più distante dal televisivamente compatibile, dall'omologato e non-disturbante, dal tranquillo reportage su di un periodo storico, riuscite ad immaginare da A Dangerous Method?
E se ci pensate anche Cosmopolis si muove in questi territori.
La storia si snoda quasi completamente dentro una limousine in lentissimo trascorrere per le vie di una città, ma come non vedere in questa ambientazione una metafora critica della nostra apparentemente mobilissima e alla fine assolutamente stagnante società dei consumi?
Erick Packer è un giovane di successo, che domina gli oscuri segreti dell'alta finanza. Può tutto. Regola ogni cosa. Una limousine bianca con autista e guardia del corpo sono a sua piena disposizione. Oggi però è una giornata difficile a Manhattan.
Il Presidente degli Stati Uniti d'America è in visita e le strade sono quasi bloccate.
Erick però non vuol rinunciare al suo piano: deve raggiungere il suo barbiere di fiducia all'altro capo della città. Che importa se di mezzo ci saranno le sommosse, gli indignati, gli attentati e se la crisi economica intanto mette a ferro e fuoco la capitale cultural-finanziaria del mondo intero?
Sperimentare, sperimentare, sperimentare. Ha senso la vita -soprattutto quella di un demiurgo, di un creatore di cinema e quindi di emozioni sanamente “artificiali”- se non continua a sperimentare? E quale sperimentazione maggiore di quella che si può provare facendo interagire persone diverse? Faccio solo un esempio così mi capite meglio. Chi altro se non Cronenberg poteva immaginare di mettere insieme in un unico progetto Paulo Branco, produttore cinephile ed europeo per eccellenza, e Robert Pattinson, il protagonista “canino” della saga di Twilight?
Concludendo: “...ciò che è attuale è troppo contemporaneo”, come si afferma in questo film, ergo incomprensibile, ingiudicabile, non etichettabile con autentica consapevolezza.
Meglio prenderne le distanze. Meglio lavorare sul passato. Meglio riflettere sulle evidenti metafore visuali di Cosmopolis. Perché ormai siamo tutti ratti. Voraci simboli di una fame indotta e che, per assunto, non può essere saziata.
Asimmetrico, oscuro, spiazzante l'ultimo Cronenberg è cinema che conta. Proprio perché non ci regala false certezze. Al contrario. Ci spinge a riflettere sulla complessità irriducibile dell'uomo, del mondo, delle società e dei sistemi che queste si sono date.
Vi sembra triste come commento? Beh, ma vi siete dati un'occhiata intorno ultimamente? |