A riprova del vecchio detto “Non c’è il due senza il tre”, ecco che il “Dutùr” (alias Paolo Zanocco), dopo aver pubblicato il terzo libro in combutta col suo degno compare (Tosco il barbiere), pubblica anche il suo terzo CD di canzoni in dialetto.
“La Pastiglia” segue “Un paès fantasma…in un mond ad puesia” e il primo “G’ho un dulùr”;
ma questa volta ha deciso di fare le cose in grande: al CD è allegato un vero e proprio libretto (32 pagine con testi originali) e, nel disco, gli “Amis” sono numerosissimi e prestigiosi: Drupi, Max Pezzali, Ambrogio Maestri, i Fiò Dla Nebia, gli Hot Mama, Marco Lodola (lo scultore, che qui si diletta a suonare il basso), Claudio Perelli, Elisa Cellario, Mimmo Longhi, Carlo Marchesi, Emilio Conca, Antonio Paggiolu, Dario Mascherpa e altri ancora.
Tutti cantano rigorosamente in dialetto e, tra parentesi, la maggior parte sono suoi pazienti come medico di base: 12 nuove canzoni dialettali, e una 13esima, “Un butòn..un majòn”, che riprende un brano di Marco Gobbi (scritto per L’ultima Fèra, genesi dei Fiò Dla Nebia) riadattato con l’aiuto dell’amico Tosco Fontana (e così sentiamo anche il barbiere cantare).
Apre il disco “M’interèsa nò”, canzone con la quale (in forma embrionale, mi pare si chiamasse provvisoriamente “L’Arcobaleno”) aprì il concerto del 22 Giugno 2006, tenuto nel cortile della Villa Botta Adorno di Torre d’Isola, per presentare il suo primo lavoro.
Sempre da quel concerto è tratta “Al Tirasàss”, che compare così in versione Live con la presenza (alla chitarra) di Franco Cellario, recentemente scomparso.
Su tutte segnalerei soprattutto “Prèstam una storia” e “La mè giuentù” che vedono, rispettivamente, la presenza qualificante di Drupi e Maz Pezzali; ma anche i due brani jazzati “La Pastiglia” e “La mè cura”, con i raffinati arrangiamenti di Carlo Marchesi e Claudio Perelli e di Gino Tafuro.
La collaborazione meno inusuale, ma sicuramente più consona alle canzoni del Dutùr, vista la frequentazione di lunga data, è quella con i Fiò Dla Nebia (“Un indìàn ad Lumbardìa”) il cui nome deriva dalla trasposizione dialettale di un brano che Zanocco aveva scritto per loro “I Figli del Grigio”.
Un CD diverso dai precedenti, si potrebbe dire un CD più internazionale…se non fosse che tutti i partecipanti sono pavesi e cantano in dialetto.
E adesso… dutùr? |