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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 10998 del 3 luglio 2012 (3627) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
I Pastelli di William Congdon
I Pastelli di William Congdon
Giovedì pomeriggio in S.Maria Gualtieri, verrà presentata la mostra “I Pastelli di William Congdon (1982-1998)”, alla cui inaugurazione seguirà il concerto del trio Concordia C(h)ordis.
 
Nato a Providence nel 1912, la stessa notte in cui con il Titanic affondavano anche le ottimistiche speranze del nuovo secolo, William Grosvenor Congdon ha vissuto l’intera parabola del tragico “secolo breve”, scoprendo la vocazione alla pittura dopo gli orrori della seconda guerra mondiale di cui fu testimone diretto e partecipe.
 
Tra il ‘48 e il ‘50 diventa pittore a stretto contatto con la nascente “Scuola di New York”, presso la Betty Parsons Gallery dove per un breve tratto si accompagna a Rothko, Pollock, Barnett Newman, Motherwell, Reinhardt e Pousette-Dart.
La sua strada diverge in seguito da quello degli altri espressionisti astratti soprattutto per la scelta di vivere in Italia fin dai primi anni ‘50. A Venezia frequenta il Circolo di Peggy Guggenheim entrando in contatto con la nuova pittura italiana del dopoguerra scoprendo anche il talento di Tancredi.
Vive negli anni successivi un’esistenza da expatriate, viaggiando spesso e praticando una pittura che, pur risentendo delle tendenze dominanti in quel periodo, presenta una cifra irriducibile agli schemi della critica e della storiografia correnti.
 
Conosciuta una profonda crisi religiosa e spirituale, negli anni ‘60 abbandona progressivamente il mondo dell’arte, non cessando tuttavia di lavorare intensamente, anche con incursioni nella iconografia sacra che in lui trova un originalissimo interprete.
Vive dal 1960 al 1979 ad Assisi, continuando a viaggiare, in Africa, India, Medio Oriente e America Latina.
Nel 1979 si trasferisce in un cascinale della Bassa lombarda a pochi chilometri da Milano, nei pressi di una comunità monastica benedettina. Qui, cessati ormai i viaggi, vive e lavora sino alla sua morte, dopo aver profondamente mutato il suo linguaggio pittorico a contatto con il paesaggio lombardo.
A partire dagli anni ‘80 alcune mostre antologiche (a Ferrara, Milano, Madrid e Providence) contribuiscono a riaccendere l’interesse del pubblico e della critica per la sua pittura.
William Grosvenor Congdon muore il 15 aprile 1998.
 
Le sue opere, quasi tutti olii su tavola, sono presenti in varie collezioni pubbliche e private in Europa e negli Stati Uniti d’America. Il corpus più consistente è stato conferito alla Fondazione a lui intitolata, insieme ai numerosi manoscritti ed epistolari che ne documentano il lungo e articolato percorso.
 
Il programma del concerto inaugurale è composto esclusivamente di composizioni di autori contemporanei. Non vi è un richiamo puntuale delle musiche a commento dei quadri che scorreranno, anche se nella scelta qualche rapporto più o meno consapevole è presente, piuttosto si è pensato a una sorta di rimando continuo e variabile fra le due espressioni artistiche.
Il Crocifisso, da Congdon così tante volte dipinto in quella forma essenziale e quasi disarticolata, trova appoggio nei tre brani Via crucis, Crocifissione e Lacrimosa. Nel secondo di essi riecheggia il tema dell’antica lauda “Voi ch’amate lo Criatore”, che mette in primo piano l’espressione dell’amore materno di Maria mentre osserva Cristo morto. Il sottofondo dell’accompagnamento suggerisce una sorta di ritmo di marcia funebre che si contrappone con la sua durezza alla variabilità ricca e inaspettata (e quindi umana) della melodia. Fa da contrappunto la parte centrale del brano, che dà voce alla durezza dei giudici che condannano senza pietà Cristo. In conclusione la ripresa corale del tema della Madonna, che termina in tonalità maggiore, apre uno spiraglio verso la certezza della risurrezione.
 
Le composizioni che vedono l’intervento del soprano Antonella Gianese hanno in comune un uso della voce quasi “strumentale”. Infatti, a parte l’Ave Maria, la voce interviene quasi sempre con un vocalizzo, cioè per la sua sola qualità timbrica. Vi è qui quasi una metafora dell’arte contemporanea che, a volte, vaga alla ricerca di un senso che fatica a trovare o addirittura, per assurdo, pare fermarsi sulla soglia dell’atto creativo.
Incuneato fra le composizioni con la voce, a ideale preparazione del paesaggio espresso con la Cantilena di Villa Lobos, il brano Paesaggio lombardo, dove una bruma nebbiosa di accordi sgranati, quasi immobili, fotografa con i suoni l’atmosfera di lontananza e di mistero. Qui sembra che niente si muova, solo qualche piccolo accenno melodico, quasi timido, fa capolino a svelare una vita nascosta.
 
 Informazioni 
Dove: Ex Chiesa di Santa Maria Gualtieri, p.zza della Vittoria – Pavia
Quando: giovedì 5 luglio 2012, ore 18.00
 

Comunicato Stampa

Pavia, 03/07/2012 (10998)




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