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Pagina inziale » Spettacoli » Articolo n. 11165 del 24 settembre 2012 (5616) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Magic Mike: quando è lui a spogliarsi...
Magic Mike: quando è lui a spogliarsi...
Ben ritrovati carissimi i miei “otto lettori” (se poteva permetterselo il Manzoni, che ne aveva 25, figuriamoci il figazzolo), come sono andate le vacanze? Bene? Ma le abbiamo poi fatte veramente le vacanze quest'anno, così angosciati, seppur sotto l'ombrellone, da notizie di crescite (di spread) e di diminuzioni (di contanti sui nostri di conti)? E se è vero che il termine vacanze viene da “mancanza” dalla radice del “non esserci”, quanto possiamo dire che davvero “non ci siamo stati” nel senso che “abbiamo staccato”, che ci siamo riposati, smettendo di pensare ai crucci di tutti i giorni? Bene. Mentre pensate a siffatte e così importanti questioni, argomenti che mai vi sareste aspettati da un umile articolo di critica cinematografica, lasciate che vi dica qualcosa di un piccolo film che mi ha accolto al ritorno da Venezia: Magic Mike di Steven Soderbergh con Channeing Tatum come protagonista.
 
E davvero Tatum, il divo-operaio come ama trasmettersi il nostro, ha un ruolo importante nell'operazione. È proprio Channing infatti a raccontare a Soderbergh delle sue esperienze di stripper diciannovenne in un locale per sole donne di Tampa, in Florida. Un posto di gente giovane, bella, palestrata e che sembra incarnare, seppure in un'accezione un po' particolare, l'inesausto mito del sogno americano: la felicità/il successo sono a portata di mano.
Ed è proprio in quest'ottica che Mike, interpretatao da Tatum oggi, e quindi inevitabilmente più maturo di allora, raccoglie per strada “The Kid”, il giovane Adam, depresso, sbandato e giusto alla ricerca di qualcuno che lo aiuti.
Detto, fatto. Mike apre per Adam le magiche porte dello spogliarello “di genere”, introducendolo ad un mondo che decisamente “The Kid” non avrebbe mai sospettato.
C'è un problema però. Mentre Mike lavora in quel mondo non nascondendosi la sua anche brutale natura, coltivando le sue manie (la raccolta delle banconote stropicciate) e i suoi veri sogni (diventare qualcuno disegnando mobili ad personam) Adam è troppo giovane per non assolutizzare. Per non vedere in questa possibilità che gli si è offerta l'”Unica Possibilità Che Mai Gli Sarà Offerta”
Sul finale solleviamo la penna, non preoccupatevi, ma segnaliamo soltanto che il melodramma è dietro l'angolo.
 
Giudizio critico: che dire?
Soderbergh è un autore che amiamo moltissimo. E non c'è bisogno di citare gli esordi folgoranti di Sesso, bugie e videotape o i riusciti tentativi di portare la sperimentazione nel main stream di Traffic per ricordarcelo... eppure...
Eppure ci sono anche gli sforzi un po' “arty” del remake di Solaris (ma non andava così bene l'originale di Tarkovsky?)o l'ancora meno riuscito dittico dedicato al Che (Guevara) a farci sollevare le antenne. E che dire della saga “Ocean”? Certo, divertente, educata, alla ricerca di un pubblico vasto, d'accordo, ma quanto a peso nella sua storia di auteur?
 
La morale è evidente. Magic Mike, e lo si coglie dagli incassi anche da noi, è un episodio economicamente interessante anche se decisamente non fondamentale nella vicenda artistica di questo regista.
Un cineasta che, ne siamo sicuri, ha ben altre frecce al suo arco.
 
 Informazioni 
 

Roberto Figazzolo

Pavia, 24/09/2012 (11165)

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