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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 11311 del 9 novembre 2012 (2864) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
L'Afghanistan come non lo ha mai raccontato nessuno
La copertina del libro
La verità, tutta la verità, nient’altro che la verità sull’Afghanistan raccontata da chi si è introdotto nel Paese dei talebani privo di credenziali, senza mansioni e scorta armata.
 
È la sostanza di cui è fatto L’inferno chiamato Afghanistan, il libro dello scrittore Giuseppe Bresciani, in cui si raccontano tre mesi vissuti intensamente, come un viaggiatore d’altri tempi, con la sensazione di essere invisibile, per quanto sia impossibile rendersi tali in un Paese in guerra, e per essere creduto un agente segreto o un pazzo.
Per cogliere il genius loci e raccontarlo senza reticenze, schierandosi dalla parte della verità e denunciando gli intrighi del potere.
Per dipingere l’affresco di una realtà che conosciamo superficialmente, attraverso i reportage dei giornalisti embedded e per fondere nel crogiolo della scrittura molteplici pietre preziose.
 
L’inferno chiamato Afghanistan è un libro difficile da inquadrare ma che si legge tutto d’un fiato.
È un mosaico narrativo che prende forma in virtù di tessere vivacissime su cui sono fissati come sullo smalto le condizioni disperate e i rari attimi sereni che scandiscono la vita del popolo afghano. Ogni tessera è un’illustrazione incisiva, documentata, piena di passione, ma è il loro insieme a configurare la storia.
 
Il racconto è attuale, coinvolgente. Ci mostra la vita e la morte e di entrambe è testimone oculare.
Mette a nudo la condizione femminile e quella non meno drammatica dei bambini, la quotidianità nelle carceri e nei campi per sfollati, i retroscena delle operazioni di guerra e di pace a un tempo del nostro contingente militare e degli aiuti umanitari, il fenomeno dilagante della droga, il vuoto sanitario, la corruzione politica. Ma coglie anche gli aspetti poetici e spirituali di un popolo condannato all’inferno pur amando la vita.
Le parole squarciano l’omertà e scuotono le coscienze.
 
Come un plettro, la lettura solletica le corde del cuore e le fa vibrare, ora con vigore ora dolcemente, suscitando sentimenti di segno opposto: sdegno, rabbia e disgusto accanto alla commozione, all’empatia e al sentire più intimo, permeabile al fascino dell’Oriente misterioso e del sogno infranto. Il lettore si trova obbligato a una scelta radicale: odiare o amare. L’indifferenza non è più plausibile.
 
Questo libro sarà presentato a Pavia lunedì sera al Collegio Senatore, nell’ambito della 12^ edizione del Festival dei Diritti. Dialogherà con l’autore il prof. Marco Dotti, docente di Professione dell’editoria della facoltà di CIM (Comunicazione, Innnovazione, Multimedialità) dell’Università degli studi di Pavia.
 
 Informazioni 
Dove: Collegio Senatore, Istituto Canossiano in via Menocchio, 1 - Pavia
Quando: lunedì 19 novembre 2012, alle 21.00
Ingresso: libero
 

Comunicato Stampa

Pavia, 09/11/2012 (11311)




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