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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 11997 del 22 ottobre 2013 (4938) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Blues, Blues e ancora Blues
Blues, Blues e ancora Blues
Vi avevo annunciato che mi erano “rimaste nel cassetto” alcune recensioni e che presto avrei rimediato; ed eccomi qui con la prima (che in realtà ne contiene quasi tre).
Il musicista preso in esame è Fabrizio Poggi che, contrariamente a quanto potrebbe suggerire la sua aria calma e pacioso, è quello che, in dialetto pavese, si potrebbe definire bonariamente un “avia màta” (un ape impazzita).
Fabrizio non è mai fermo; se non suona in qualche concerto, scrive articoli e libri, incide dischi e li produce anche.
 
Se leggeste una delle sue newsletter vi verrebbe il capogiro nel cercare di seguire l’attività frenetica che lo caratterizza e le mille iniziative e collaborazioni in cui è coinvolto.
Poco più di un anno fa, nel maggio del 2012 usciva Harpway 61, un disco tutto dedicato all’armonica. Il cd è stato prodotto e pubblicato dalla Blues Foundation di Memphis, l’associazione internazionale che si occupa di diffondere e preservare il blues, e di aiutare i musicisti blues in difficoltà. Tutti i proventi ottenuti dalla vendita dell’album, presente ai Blues Music Awards 2012, saranno destinati alla Blues Foundation che distribuisce il disco negli Stati Uniti e nel resto del mondo.
Un risultato prestigioso ed encomiabile per Fabrizio che vede ulteriormente riconosciuta la propria caratura internazionale e il suo instancabile lavoro per promuovere la causa del blues da questa e dall’altra parte dell’Atlantico.
 
Per Fabrizio Poggi questo lavoro è anche un modo per restituire qualcosa ai musicisti che lo hanno ispirato e guidato durante la sua lunga carriera, aiutandoli nel momento del bisogno. In questo album strumentale ogni brano ha il nome di una città la cui storia è legata indissolubilmente con quella di un grande armonicista (Little Walter, Big Walter Horton, Sonny Boy Williamson I e II, James Cotton, George Harmonica Smith, Junior Wells, Slim Harpo, Paul Butterfield, Charlie Musselwhite, Sonny Terry, DeFord Bailey, Peg Leg Sam e Johnny Woods) e ne ricalca lo stile. Un disco che, oltre ad essere una grande dichiarazione di amore verso quei musicisti che lo hanno ispirato, è una innegabile dimostrazione di tecnica e padronanza dello strumento (l’armonica) e assume persino una funzione didattica.
 
Juba danceNel 2013, oltre ad aver pubblicato Spirit of Mercy (una raccolta dei brani blues e spiritual tratti dagli acclamati album Mercy e Spirit & Freedom, al momento fuori catalogo, che contiene versioni alternative di “Jesus on the mainline” e “The soul of a man”) se ne esce con Juba Dance, inciso per l’etichetta franco americana DixieFrog, album che suggella la collaborazione di vecchia data con il celebre bluesman statunitense Guy Davis, unico vero erede di Robert Johnson e John Lee Hooker; Fabrizio Poggi è coproduttore dell’album e protagonista con la sua armonica in diversi brani. Sembra incredibile che un nero americano ed un bianco italiano siano così in sintonia come dimostra questo album.
 
Un disco acustico, di autentico blues, essenziale in cui la voce, supportata da chitarra, banjo e armonica diventa protagonista assoluta. Ospiti prestigiosi dell’album i leggendari Blind Boys of Alabama (con cui Fabrizio ha collaborato ed ha avuto l’onore di suonare in concerto) e la cantante afroamericana Lea Gilmore.
Per chi ama il roots-blues delle origini Juba Dance e Harpway 61 sono due dischi imperdibili.
Fabrizio sta sicuramente progettando qualcosa d’altro.. ma, per il momento, preferisco ignorarlo: c’è già tanta carne al fuoco!
 
 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 22/10/2013 (11997)

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