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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 12006 del 25 ottobre 2013 (2911) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Dall’Uganda all’Italia e ritorno
Dall’Uganda all’Italia e ritorno
Ha aperto nel week-end la mostra collettiva intitolata Dall’Uganda all’Italia e ritorno, organizzata in collaborazione con Italia Uganda Onlus, che vedrà esposte le opere di nove pittori ugandesi.
 
Si deve a Francis Carco, una delle testimonianze più attendibili sull’origine dell’amore per l’art négre, nella Francia di inizio Novecento. Nel suo libro di memorie De Montmartre au Quartier latin (1927), Carco, affascinante narratore della vita bohèmienne parigina, racconta che nel 1907 Maurice de Vlaminck portò nello studio dell’amico André Derain una scultura africana, scoperta per caso in un bistrot di Bougival. La mise su un cavalletto, la contemplò e disse:
È quasi bella come la Venere di Milo!
No, è bella allo stesso modo! − rispose Derain.
Non trovandosi d’accordo, i due pittori chiesero il parere di Picasso che, guardò la scultura, ascoltò le argomentazioni dei due colleghi e concluse:
Avete torto entrambi: è molto più bella!
L’aneddoto, la cui attendibilità non è dato certo, è comunque paradigmatico della esigenza generale degli artisti dell’avanguardia primo novecentesca di individuare una via di rivolta contro la cultura, i canoni e le convenzioni dell’arte e della società occidentale.
 
Ancora oggi, a più di un secolo di distanza, l’arte africana esercita un fascino non indifferente sull’immaginario occidentale, frutto certamente di un percorso diverso e di stimoli sicuramente più complessi che non possiamo esaurire solo nell’ansia di rinnovamento e di svecchiamento della cultura europea, tipiche delle avanguardie storiche. Il contesto artistico attuale, infatti, segnato in modo fatale dall’assoluta facilità di comunicazione di qualsiasi tipo di contenuto culturale, attraverso gli strumenti che i nuovi media mettono a disposizione, non sembra indurre più gli artisti a cercare solo stimoli freschi e fecondi in culture “altre”, non essendoci quasi più nulla di “altro”, nulla di veramente lontano, la cui conoscenza sia in grado di generare lo stupore provato cento anni fa da Vlaminck e Derain.
Il contatto tra le culture, la fusione tra mondi e immaginari artistici diversi è oggi un abituale nutrimento, una linfa indispensabile non solo per fare arte, ma anche per leggerla, amarla e capirla.
 
Così, le opere realizzate da nove giovani, e meno giovani, pittori ugandesi contemporanei, e che qui si raccolgono in esposizione, non ci restituiscono il volto di un mondo sconosciuto o da esplorare, ma ci donano, in forme e colori, una sintesi di emozioni e sensazioni che i loro autori vogliono invitarci a condividere. Sono artisti educati alla tradizione occidentale e africana insieme, pittori che hanno conosciuto la tecnica classica dell’olio, ma che sono cresciuti nella luce avvolgente e caldissima dei tramonti ugandesi; estimatori del più occidentale dibattito tra figurazione e astrazione, ma amanti di una pittura che racconta il vissuto quotidiano di villaggi e piccole comunità.
 
I paesaggi, le scene di festa nei villaggi, le donne e gli uomini che si muovono nelle luci potenti, i coloratissimi animali, sono i soggetti dominanti delle opere che ammiriamo. In essi però non troviamo solo aneddoti o intenzioni narrative: forme e colori, creati con libertà e grande fantasia, immediati, intensi e avvolgenti, riescono a trasfigurare i soggetti e a restituirci l’immagine di un paese tra realtà e sogno, dove tutto assume i toni di una sinfonia cromatica capace di trasmettere un’intensa gioia di vivere.

 
Segnati dalla lezione di Matisse, questi artisti trasformano l’immagine della natura africana in un percorso di espressione intensa, dove tutti i soggetti divengono specchio di emozioni. Non ci restituiscono un’Africa reale, ma la metafora di un desiderio di pace e armonia, una speranza di vita e di serenità del cuore.
 
 Informazioni 
Dove: Corso Garibaldi, 28 c/o Graal Spazio Arte – Pavia
Quando: fino al 17 novembre 2013, martedì – venerdì: 16.00-19.30, sabato: 10.00-13.00 / 16.00-19.30, domenica: 16.00-19.30
 
 

Comunicato Stampa
(Emanuele D. Vicini)

Pavia, 25/10/2013 (12006)




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