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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 12741 del 11 novembre 2014 (3131) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Macadam: Latitudine incrociate
Macadam: Latitudine incrociate
Un disco atteso da anni (il precedente risale al 2005), di cui si è parlato, favoleggiato, di cui si sono ascoltate molte canzoni eseguite in concerto, più volte modificate e “limate”, e a cui il tempo trascorso non ha certo giovato.
Mi spiego: attendere così a lungo porta le aspettative ben oltre il lecito e tende a provocare (per quanto buono sia poi il risultato) ad una sorta di delusione.
E questo non è giusto.
Questa è una delle ragioni per cui ho atteso mesi (il disco è stato pubblicato in tarda primavera) prima di affrontarne la recensione.

Latitudini incrociate” è un ossimoro, cioè una definizione in contrasto con se stessa in quanto le latitudini non si possono mai incrociare fra loro stesse, un po’ come i binari del tram o le parallele; così come le canzoni contenute nel disco restano sospese in una sorta di “non luogo” in cui canzone d’autore e folk, rock e accenni di jazz si fondono senza mai lasciar che un genere prevalga su un altro.

Ivano Grasselli, voce e polistrumentista, Betti Verri, voce, Marco Sannella, contrabbasso, hanno costruito un piccolo “merletto” fatto di suoni “millesimati”, perfetti nella loro definizione cristallina a costruire un lavoro delicato che racchiude le influenze acustiche che arrivano dall'Africa al Mediterraneo, dal Sud America all'Europa. “Lisbona”, su tutte, rappresenta l’esempio perfetto.

Se un difetto si deve trovare, è forse nella scaletta dell’album che, nella parte centrale, allinea una serie di canzoni che troppo si somigliano per tempo, sonorità ed atmosfera, creando una sorta di sospensione nello scorrere del racconto; perché il disco è anche una grande e complessa narrazione di emozioni, ricordi, esperienze, sensazioni.

 
 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 11/11/2014 (12741)

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