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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 12744 del 11 novembre 2014 (3333) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Fabrizio Poggi & Chicken Mambo: Spaghetti Juke Joint
Fabrizio Poggi & Chicken Mambo: Spaghetti Juke Joint

Per parlare di Fabrizio Poggi mi occorrerebbero cinque o sei articoli (come minimo) a causa delle mille iniziative, concerti, dischi, libri, premi ricevuti, riconoscimenti internazionali etc.
Cercherò quindi di limitarmi quest’ultima fatica discografica che mi è stata (a sorpresa) recapitata a casa pochi giorni fa.

Questo Spaghetti Juke Joint è il suo diciottesimo album e segue il precedente Juba Dance, pubblicato a nome Guy Davis, ma prodotto e interamente suonato da Poggi, che è stato nominato ai Blues Music Awards del 2014, come miglior disco acustico, segnando così la “prima volta” di un artista italiano in quel contesto.

Conosco e seguo Fabrizio da più di 25 anni e non mi sono stupito più di tanto quando, ascoltando il disco, mi sono subito accorto che è una sorta di “ritorno alle origini”; abbandonate le atmosfere quasi mistiche degli ultimi lavori, in cui la ricerca delle origini del Blues (quasi una “missione”) l’aveva spinto fin dentro il lato religioso delle radici musicali, Fabrizio è tornato al Blues elettrico che caratterizzava la prima formazione dei Chicken Mambo e si diverte un mondo a farlo.

Appena tornato da una serie di concerti che l’hanno visto protagonista nella mitica Big House della Allman Brothers Band, Fabrizio sforna questo nuovo lavoro che lo vede protagonista con la sua armonica (e la voce) insieme alla nuova formazione che vede Enrico Polverari alla chitarra, Tino Cappelletti al basso e Gino Carravieri alla batteria. Per non parlare degli ospiti italiani (Sara Cappelletti in Nobody e Claudio Bazzarri in I Want My Baby) e vere e proprie star come Sonny Landreth (il suo assolo in King Bee basterebbe a giustificare l’acquisto del disco), Ronnie Earl e Bob Margolin rispettivamente in The blues Is Alright e Mojo.

Molti i blues famosi ripresi (Rock Me Baby, Baby Please Don’t Go, The Blues Is Alright), ma anche i brani che portano la firma dello stesso Poggi (I Want My Baby, Devil At The Crossroad e Mojo) e la cover di Tom Waits, Way Down In The Hole.

L’ironia “furbetta” di Fabrizio si esplicita in un breve saggio introduttivo contenuto nell’album, dal titolo “Spaghetti Juke Joint: Gli Italiani che inventarono il Blues!” in cui si adombra il sospetto, l’ipotesi che gli emigranti italiani che vennero chiamati a sostituire gli schiavi liberati nelle piantagioni di cotone (e come -e con- i neri trattati nuovamente come schiavi) possano, nella disperata vita in comune, aver partecipato alla nascita di questo genere musicale!

E perché no? Al mondo gli italiani hanno inventato e scoperto quasi tutto, perché non il Blues? Bravo Fabrizio!

 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 11/11/2014 (12744)

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