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Pagina inziale » Cultura » Articolo n. 13683 del 5 febbraio 2016 (3013) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
La scultura abita i castelli e i palazzi storici
La scultura abita i castelli e i palazzi storici

Ha aperto i battenti giovedì, allo Spazio Arti Contemporanee del Broletto di Pavia, l’esposizione La scultura abita i castelli e i palazzi storici.

Le sculture sono quelle di Angelo Bozzola, protagonista messo a dialogo con grandi scultori del ‘900, come Fausto Melotti e Alberto Ghinzani. Nomi noti alla Fondazione Sartirana Arte, che li ha ospitati più volte nella sua sede al Castello di Sartirana Lomellina e che, di concerto con la Fondazione Angelo Bozzola e il contributo della Fondazione Cariplo ha concepito questo progetto triennale che ha dato vita a mostre itineranti in prestigiosi siti storico-artistici. Oltre al Castello di Sartirana, l’iniziativa si è tenuta con successo alla Triennale di Milano e ha fatto tappa al Castello di Belgioioso, al Castello San Giuliani di Mede e al Collegio Cairoli.

«Lo scopo del progetto - come dichiara il Direttore Giorgio Forni - è duplice: da un lato rimettere in luce questa forma d’arte un po’ negletta, da quando non si commissionano più le grandi opere in memoria di Papi e condottieri, dall’altro cercare di valorizzare palazzi e castelli, che ospitano questi allestimenti, incentivando il turismo culturale».

Angelo Bozzola (19 novembre 1921, Galliate – 30 settembre 2010, Desana), scultore novarese nato in una famiglia contadina, muove i primi passi artistici dopo la scuola dell’obbligo vincendo il “Campionato provinciale per la scultura in legno” di un istituto tecnico e partecipando al “Corso per mobilieri e decoratori” di un altro istituto professionale di Novara. Rivelatore per la sua vocazione artistica fu, però, l’incontro nel 1937 con lo scultore novarese Angelo Cattaneo, di cui frequentò lo studio e con cui divenne amico.
A partire dai primi anni cinquanta, pur continuando a lavorare nel mobilificio che egli stesso aveva fondato nel 1947, crea i primi dipinti astratti con varie tecniche, materie grafiche, pittoriche e le prime strutture plastiche in ferro.
Nel 1954 aderisce al Movimento per l'Arte Concreta (MAC) e partecipa alla X Triennale di Milano. Nel ‘55 inizia l’elaborazione della monoforma trapezio-ovoidale i cui sviluppi iterativi, spaziali e materici, caratterizzano l’opera successiva. Tiene la sue prime personali alla Galleria del Fiore e poi aderisce a “Movimenti moderni” in Giappone con esposizioni a Tokyo, Kyoto e Osaka.
Nel 1959-‘60 espone i primi Multipli e Sottomultipli con mostre personali a Milano e Firenze. Nel ‘64 aderisce all’International Center of Aesthetic Research di Torino e al manifesto Baroque Ensembliste (con Suzuki, Minola, Accardi, Fontana, Ossorio, Capogrossi) nel ’65.
Negli anni successivi espone in Italia e all’estero le sperimentazioni tecnico-materiche con multipli, grafici su metalli, uso della pellicola fotografica, grandi strutture “spazio-tempo” e realizzazioni “strutturali-segniche” in granito.

Fausto Melotti, scultore e pittore, nasce a Rovereto nel giugno del 1901. Nel 1918 s’iscrive alla facoltà di Fisica e Matematica dell’Università di Pisa, corso di studi che proseguirà al Politecnico di Milano, dove nel 1924 si laurea in ingegneria elettrotecnica. In questi anni consegue il diploma di pianoforte e intraprende lo studio della scultura a Torino, presso lo scultore Pietro Canonica. Nel 1928 s’iscrive all’Accademia di Brera di Milano, dove è allievo di Adolfo Wildt, insieme a Lucio Fontana, con il quale stringe un lungo sodalizio. Nel 1932 accetta l’incarico da parte della Scuola artigianale di Cantù per un corso di plastica moderna. Nel ‘35 aderisce al movimento Abstraction-Création, fondato a Parigi nel 1931 con lo scopo di promuovere e diffondere l’opera degli artisti non figurativi. Nello stesso anno insieme al gruppo degli astrattisti milanesi partecipa alla prima mostra collettiva di arte astratta a Torino ed espone a Milano in una sua personale sculture di ispirazione rigorosamente contrappuntistica. 
La sua prima esposizione non ha riscontro in Italia, ma riceve attenzione in Francia e in Svizzera dove nel ‘37 consegue il Premio internazionale La Sarraz. Nello stesso anno, in occasione della VI Triennale di Milano, crea per la Sala della Coerenza un’opera-chiave, la Costante Uomo. Dodici sculture scandiscono ritmicamente lo spazio in un progetto che armonizza colore, parola e piani, in una compiuta installazione ambientale.
Dal 1941 al 1943 vive a Roma, dove realizza disegni, dipinti e compone poesie. Nel dopoguerra si dedica alla ceramica e raggiunge, attraverso una tecnica raffinatissima, un’altissima qualità riconosciuta dai numerosi premi ricevuti. Si approfondisce in questo periodo un profondo legame professionale e umano con Giò Ponti con il quale collabora in due grandi progetti per la Villa Planchart a Caracas (1956) e la Villa Nemazee a Teheran (1960). Nel ‘67 espone alla Galleria Toninelli di Milano numerose sculture di nuova ispirazione e  da qui ha inizio una serie di mostre in Italia e all’estero che lo porterà rapidamente al successo e permetterà al pubblico di conoscere la sua attività poliedrica: dalle sculture ai bassorilievi, dai teatrini alle opere su carta, alle ceramiche.
Melotti muore a Milano il 22 giugno 1986 e nello stesso mese la 42° Biennale di Arti Visive di Venezia gli conferisce il Leone d’oro alla memoria.

La mostra pavese, visitabile fino a fine febbraio, vuole essere anche un omaggio ad Alberto Ghinzani, nato a Valle Lomellina nel 1939 e scomparso lo scorso anno a Milano,  dove ha vissuto e lavorato.
Scultore di fama internazionale, si è formato all’Accademia di Brera, frequentando i corsi di scultura di Marino Marini.  Nel 1962 è invitato alla Biennale Internazionale di Scultura di Carrara (dove tornerà nel ‘67), mentre del ‘66 sono le sue prime personali a Milano e Roma. Da allora si sono succedute numerose altre personali e le sue opere sono state presentate in importanti rassegne dedicate alla sculture: fra le più recenti, la XI Triennale di New Delhi,  e “Scultura italiana del XX secolo”, presso la Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano.

 
 Informazioni 
Dove: Pavia - Spazio Arti Contemporanee del Broletto
Indirizzo: Piazza della Vittoria
Quando: da giovedì 4 febbraio 2016 a domenica 28 febbraio 2016
Orario: giovedì e venerdì: 16.00-19.00, sabato e domenica 10.30-12.30, 16.00-19.00
Note: Ingresso libero

 

La Redazione

Pavia, 05/02/2016 (13683)

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