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Pagina inziale » Ambiente » Articolo n. 142 del 21 giugno 2001 (3837) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Lavandula officinalis
Lavandula officinalis

La lavanda è un piccolo arbusto sempreverde a portamento eretto, cespuglioso, con la base legnosa e fusto erbaceo riccamente ramificato di 60-90 centimetri d'altezza.

Le foglie, opposte e prive di picciolo, sono lineari, molto lunghe e strette e deliziosamente profumate. Di colore verde chiaro, sono ricoperte da una fine peluria che assume sfumature argentee sulle foglie vecchie, quasi bianche su quelle giovani.

I fiori, molti apprezzati in erboristeria, non solo per il gradevole profumo ma anche per le numerose proprietà, sono piccoli e raccolti in infiorescenze a spiga Di color viola-azzurro, bilabiali, hanno calice costituito da un largo tubo con denti brevi

Cresce spontaneamente in regioni temperate, incluse molte zone del Mediterraneo. In Italia sono due le specie attualmente coltivate: la Lavanda vera e propria (Lavandula officinalis) e il, forse meno noto, Lavandino (un ibrido tra la Lavandula officinalis e la Lavandula latifolia). La prima, la Lavanda comune, è coltivata soprattutto in Emilia e in Toscana, mentre il Lavandino è una tipica coltura ligure e piemontese che ha una resa - in olio essenziale - fino a quattro volte superiore.

Per la coltivazione, che può essere anche in vaso, il modo più semplice è quello di far radicare talee di rametti semilegnosi (lunghi una quindicina di centimetri) staccati da piante giovani, nei periodi dell'anno in cui la temperatura è mite. L'alternativa è quella di partire dai semi, piantandoli tra marzo-aprile, al mattino, e poi mettere a dimora le piantine per creare cespugli e bordure di grande effetto... tenendo presente che: predilige suoli leggeri, calcarei, asciutti e ben drenati; necessita di esposizione in pieno sole e di annaffiature regolari, ma moderate.

Tra giugno e agosto si hanno le fioriture, ma per raccogliere ed essiccare i fiori è meglio provvedere per tempo (al massimo entro luglio), quando non sono ancora completamente schiusi, nelle ore centrali di giornate asciutte, poi farli essiccare all'ombra in mazzetti e conservarli in contenitori ermetici, possibilmente di latta.

La derivazione etimologica del nome non lascia dubbi sull'uso che già ne facevano gli antichi Romani: profumare l'acqua dei bagni e sfruttarne le proprietà detergenti.

I suoi principi attivi, quali olio essenziale di geraniolo, linalolo, eucaliptolo, canfora, tannini e altri, le conferiscono proprietà antispasmodiche, aromatiche, antisettiche e sedative soprattutto per l'emicrania.

 
 Informazioni 
 

Sara Pezzati

Pavia, 21/06/2001 (142)

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