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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 1507 del 26 novembre 2003 (1673) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Let It Be...Nacked
Let It Be...Nacked

Operazione mediatica e di marketing ben studiata e programmata, in realtà si rivela poi non grande cosa questa nuova rimasterizzazione dell'album Let It Be dei Beatles in veste rimasterizzata e ''spogliata'' degli arrangiamenti prodotti da Phil Spector per la versione sin qui edita.

Bisognerebbe parlare chiaro ai possibili fruitori di questo genere di dischi: non aspettatevi di sentire cose straordinarie o completamente diverse da prima.

La realtà è che la Apple, da qualche anno a questa parte, sta combattendo la ''madre di tutte le battaglie'' contro i pirati del disco che avevano inondato il mercato con centinaia di dischi Bootleg.

Già con l'operazione Anthology (tre CD doppi) avevano stroncato il mercato pubblicando tutte le rarità e le stranezze presenti in questo mercato parallelo.

Adesso, con questo Let It Be…Nacked, cancellano in un sol colpo almeno una quarantina di dischi non ufficiali.

Chiarito quindi che si tratta di registrazionì che un normale ascoltatore può apprezzare sino ad un certo punto (e un collezionista già possiede in varie versioni; io possedevo questa versione ''nuda'' in bootleg da almeno 15 anni e non l'ho mai trovata poi così fantastica) facciamo un po' di storia: quando i Beatles, ormai in crisi come gruppo, su insistenza di Paul McCartney si riunirono nel Gennaio del 1969 agli Twickenham Studios per realizzare un documentario che li ritraesse mentre provavano e incidevano il loro nuovo disco, scoprirono in realtà di non sopportarsi più a vicenda. Chi ha visto il film Let It Be (dovrebbe finalmente vedere la luce in DVD il prossimo anno) ha capito subito che le cose non giravano più nel modo giusto. Invece di recuperare il vecchio sound genuino delle origini, i quattro si aggiravano annoiati e poco convinti per lo studio, mal sopportando Paul che cercava di dirigere gli sforzi nella direzione da lui immaginata.

La copertina originale del disco

Considerate anche che provare, scrivere e arrangiare canzoni con tre telecamere sempre puntate addosso farebbe impazzire chiunque. L'atmosfera nervosa, la poca concentrazione, i dissapori e le beghe personali (Yoko era ormai presenza fissa in studio) e, non ultimo, il fatto di incidere fuori dal loro abituale studio di Abbey Road e con Glyn Johns al posto di George Martin, produsse come risultato un album che non soddisfece nessuno. Così l'intero progetto venne scartato e accantonato.

Alcuni dei brani furono suonati sul tetto della Apple in quello che viene considerato l'ultimo vero concerto dei Beatles.

Nell'estate del '69 i Beatles tornaro al loro vecchio studio e produssero un nuovo album a cui dettero il nome di quello studio: Abbey Road.

Solo allo scioglimento dei Beatles (ormai quasi praticamente effettivo) i nastri di Let It Be (che in realtà doveva chiamarsi Get Back -e lo sapevate che Get Back, in un primo tempo si chiamava No Pakistanis ma poi, essendo politically uncorrect, venne cambiato titolo e testo) vennero ripescati e affidati al produttore Phil Spector dicendogli ''vedi cosa ne puoi tirare fuori''.

Spector, famoso per il suo ''muro del suono'' e per i suoi arrangiamenti rinondanti, applicò i suoi modi all'album e ottenne quello che, sino ad ora, la maggior parte del pubblico ha conosciuto.

Quello che è stato fatto adesso, è stato recuperare e ripulire i nastri originali (privi degli arrangiamenti orchestrali) e ricostruire la scaletta originale dell'album togliendo Dig It e Maggie Mae (in pratica solo due frammenti, piuttosto che vere e proprie canzoni) e reinserendo Don't Let Me Down che invece era stata pubblicata a parte come singolo.

Certo, il risultato ottenuto è più omogeneo della versione precedente ma The Long and Winding Road, se così appare nella sua scarna struttura di ballata (ed è certo una versione interessante), ne perde molto dal punto di vista emozionale ed armonico; così come Let It Be stessa (di cui si conoscevano già due versioni differenti, una da LP e una da singolo) perde in maestosità e la riconquistata essenzialità non bilancia la perdita.

Il secondo disco contenuto nella confezione si rivela invece una ''chicca'' per i collezionisti perché contiene estratti dalla colonna sonora originale del film Let It Be, in cui ai dialoghi tra i quattro Beatles si alternano versioni di prova dei brani dell'album ma anche di canzoni che verranni incise in seguito come Sun King, She Came In Trough the Bathroom Window, All Things Must Pass. Oppure accenni a canzoni del passato come Every Little Thing, Don't pass me by, Back in USSR.

Bello il libretto con foto e testi dei dialoghi contenuti nel secondo CD.

 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 26/11/2003 (1507)

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