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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 1606 del 21 gennaio 2004 (2195) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Jubiabà - Cool Beat
La copertina del cd

Il nome Jubiabà ha origine dal romanzo omonimo di Jorge Amado, scrittore brasiliano recentemente scomparso. La band (in origine un trio: sax, hammond e batteria) inizia nel '97 a proporre acid-jazz con influenze sud americane. Con l'entrata in organico di basso e chitarra il gruppo si orienta decisamente verso il beat londinese, purmantenendo sonorità "etniche" ed in particolare latin.

Nel 2001 diradano le apparizioni live per dedicarsi alla registrazione del loro primo cd, intitolato "Cool Beat", e che vede la luce ad ottobre edito dalla Ultra-Sound, etichetta indipendente dl Pavia.

Alla base di questo lavoro c'è un progetto ispirato alta musica beat anni '60-70. I Jubiabà riprendono le atmosfere tipiche del genere arricchendole con sonorità più attuali.
Tra i 9 brani (+ 1 bonus track con la versione radiofonica di Samba Gitana) spiccano due cover. La prima è Vamos a la Playa dei Righeira dove le sonorità disco anni '80 sono sostituite da suoni acustici tipicamente beat. Discorrso inverso per Bada Caterina, celebre pezzo del 1966 portato al successo da Carmen Villani, completamente reinterpretato in verstone drum&bass. Le altre sette composizioni, tutte originali, completano il percorso alla ricerca della sintesi tra musica contemporanea e suggestioni d'epoca. Le musiche richiamano alla mente i film di Alberto Sordi piuttosto che i telefilm polizieschi degli anni 70. Il cd, particolarmente curato anche nella confezione, contiene gli occhialini con lenti bicolore (rosso e blu) per vedere l'effetto tridimensionale delle foto stampate all'interno.

Jubiabà

Dopo poche settimane dall'uscita dell'album, il singolo "Samba Gitana" balza al primo posto tra le novità acid Jazz proposte dal sito Vitaminic. Nel corso del 2002 lo stesso singolo viene inserito in 2 diverse compilatlon: Reset Bar e Noblesse Oblige (distribuita dalla Nun, che annovera nomi del calibro di Cousteau, Gazzara Frank Popp, Koop, Monteflori Cocktai/). Un altro singolo, "Disco Hotel", entra a far parte della compilation distribuita dalla nota rivista di settore "Acid Jazz". Infine il gruppo partecipa alla raccota Ez Lounge (curata dal DJ W. Paul e Robert Passera) riportando in auge un vecchio brano,"Cocaina", cantato dalla fantomatica Gianna negli anni '60. Il brano "Silvio Pèlico" vede la voce del mitico "Albertone" su una base a metà tra lounge e l'acid jazz.

Roberto Re (basso), Renzo Asborno (sax), Paolo Lombardi (tastiere, hammond), Fabio Franceschetti (chitarra) e Michele Carrozzi (batteria, voce) spaziano nel lounge con incursioni beat ed easy-listening, senza dimenticare l'acid-jazz da cui tutto ha avuto origine.
Spiritosi, disincantati, convinti di quello che propongono, ottimi musicisti, uniscono al divertimento una professionalità invidiabile. Le sonorità sono curatissime e la tecnica individuale dei singoli musicisti è innegabile.

E' un disco piacevole anche per chi non è "addentro" nel genere e maschera con la leggerezza un profondo studio di preparazione e ricerca per ricreare certe atmosfere.
Vorrei anche spezzare una lancia a favore (una volta tanto) dei musicisti italiani che sono stati i veri "creatori" di questo filone musicale.
Negli anni '60 furono proprio gli italiani (gente come Trovaioli, Piccioni, Umiliani, Bacchetta) che si inventarono un tipo di musica "da party" per fare di sottofondo alle immagini dei film-commedia (soprattutto quelli di serie B, che non potevano permettersi musiche "importanti").
La rivalutazione di quelle colonne sonore e l'influenza dell'acid-jazz di matrice britannica hanno portato alla Lounge Music che viene ora esportata in tutto il mondo.

 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 21/01/2004 (1606)

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