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Pagina inziale » Ambiente » Articolo n. 171 del 16 dicembre 2002 (5968) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Rosa di Natale
Rosa di Natale

Un balcone fiorito in pieno inverno? Basta scegliere il fiore giusto.
L'elleboro (Helleborus niger), comunemente noto con il nome di Rosa di Natale, è sempreverde erbaceo che cresce spontaneamente nei boschi ed è diffusa come pianta ornamentale da giardino a fioritura invernale, da cui il nome. Nome che viene mantenuto anche in Inghilterra, dove viene tradotto in Christmas flower, in Francia con Rose de Nöel e in Germania con Schneerose (rosa della neve).

Per chi non lo conoscesse, l'elleboro è una ranuncolacea dai grandi ed eleganti fiori (diametro di 6-8 cm), costituiti da cinque petali di colore variabile dal bianco al rosa, con sfumature nel verde chiaro o nel rosso porpora, che sbocciano da dicembre a marzo. A inizio primavera appaiono le nuove foglie palmate che, nel periodo estivo-autunnale, creeranno dei piccoli cespugli.

Ma veniamo alla coltivazione. In molte regioni fa parte della "flora protetta", quindi sconsigliamo vivamente di prelevare piantine in natura: per la propagazione predisponete invece, ad inizio primavera, un vaso in cui spargere dei semi che andranno ricoperti con un leggero strato di terriccio e leggermente annaffiati. I vasi andranno riposti all'esterno, in un angolo protetto da correnti, avendo cura che il terreno non si asciughi mai troppo. Le pianticelle spunteranno a metà primavera e, quando allo sviluppo delle prime foglie vere, potranno essere invasate. D'estate dovranno crescere in luogo semi-ombreggiato ed essere annaffiate con regolarità e concimate ogni 15 giorni.
All'inizio dell'autunno vanno messe a dimora definitiva in un terreno calcareo e ricco di humus se in giardino, la distanza fra le piante dovrà essere di circa mezzo metro. Il cespo radicale va suddiviso curando che ogni porzione abbia almeno due o tre nuovi getti e una buona dotazione di radichette; poi si annaffia e si fertilizza almeno 1 volta al mese.

Così facendo vi garantirete un davanzale fiorito o un invidiabile giardino anche nella stagione più fredda. I fiori, per altro, si conservano a lungo e ben si prestano ad essere inseriti in composizioni natalizie, in cui possono essere messi in risalto da un cuscino di muschio.

Curiosità e precauzioni: l'elleboro è definito anche "fiore della saggezza" poiché nell'antichità veniva usato per curare la pazzia, proprietà ribadita poi da D'Annunzio ne "La figlia di Jorio" (Vammi in cerca dell'elleboro nero che il senno renda a questa creatura...).
Attenzione però, questa pianta è altamente tossica. Contiene infatti sostanze in grado di provocare aritmie cardiache, anche gravi, accompagnate da bruciore alla bocca, vomito, diarrea e coliche addominali. Le parti più velenose sono il fusto e le radici, ma è buona regola lavarsi le mani dopo aver toccato qualsiasi parte di questa pianta.

 
 Informazioni 
 

Sara Pezzati

Pavia, 16/12/2002 (171)

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