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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 230 del 10 marzo 2001 (1928) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Crispell-Maltese ''bello e difficile''
Crispell-Maltese ''bello e difficile''

"Un concerto che vale un viaggio da lontano" scriveva giorni fa sulle colonne de Il Giornale Franco Fayenz, il più autorevole dei critici jazz italiani. Il riferimento era al concerto della pianista americana Marilyn Crispell in coppia con il sassofonista Stefano Maltese, terzo appuntamento della rassegna "Dialoghi: jazz per due", promossa dal Settore Cultura del Comune di Pavia. L'invito, a quanto pare, ha avuto il suo effetto: giovedì sera l'ex chiesa di Santa Maria Gualtieri era infatti gremitissima.

E il concerto non ha deluso le attese: un'ora e mezza di musica totalmente improvvisata sul momento, che forse a chi ha poca dimestichezza con il jazz meno convenzionale, può essere risultata di primo acchito un po' ostica (in parole semplici: "tosto" ma bellissimo). Unico tema conosciuto Dear Lord, una delle pagine più intense fuoriuscite dalla penna magica di John Coltrane. Una pagina, peraltro, particolarmente cara alla Crispell, che l'ha incisa su disco in svariate occasioni.

La pianista è apparsa concentratissima, con la testa costantemente china sulla tastiera - quasi a simboleggiare una relazione fisica e spirituale con lo strumento -, capace di tirar fuori grovigli di note e cluster alla Cecil Taylor, ma anche lunghe sequenze melodiche intrise di profondo e toccante lirismo. Memorabile, in questo senso, la ballad eseguita in solitudine, durante la quale la Crispell ha messo in mostra tutte quelle qualità che la fanno oggi una delle più ferrate esponenti del pianismo jazz, non solo al femminile.

Apprezzabile anche la prova del sassofonista siciliano: Maltese si è alternato con pari abilità al sax contralto e al clarinetto basso, facendo spesso ricorso alla tecnica della respirazione circolare (non chiedetemi esattamente come funziona: ma l'hanno spiegata, ma non è che mi sia riuscita particolarmente chiara), che consente un'emissione sonora continua.

Stefano Maltese

L'interazione tra i due musicisti è stata quindi notevole, in un gioco di continui rimandi reciproci, di spunti che si sono assommati lungo tutto l'arco della densa performance, fino al canto liberatorio che ha concluso il concerto, accolto dai calorosi applausi del pubblico e dalla conseguente richiesta di bis.

Un'ennesima prova che anche nelle produzioni più "difficili" il musicista (se è veramente bravo) riesce comunque a comunicare con il pubblico e a trasmettergli emozioni.

Giovedì 29 marzo, ultimo appuntamento della rassegna, sarà il turno del Gaetano Liguori Ronin Project. In questa occasione saranno presenti sul palco ben quattro musicisti che formeranno, di volta in volta, le coppie per esplorare il territorio dell'improvvisazione.

Questo "manipolo di esploratori" sarà formato da Carlo Actis Dato (sax tenore, baritono, clarinetto basso), Gaetano Liguori (pianoforte), Martin Mayes (corno) e Paul Rutherford (trombone).

Gaetano Liguori

Dagli anni Settanta a oggi parecchie cose sono cambiate, anche in musica. Eppure ci sono artisti che a quell'epoca, contraddittoria ma di grande vitalità, continuano a collegarsi idealmente. Segno di una coerenza che,pur con i naturali aggiornamenti, si è protratta negli anni. Tra questi va incluso il pianista napoletano (ma milanese d'adozione) Gaetano Liguori, che negli anni Settanta fu tra i portabandiera dell'impegno sociale in musica, con dischi come Cile libero, Cile rosso, I signori della guerra e La cantata rossa per Tall El Zataar, di cui è recentissima la riedizione su CD.

Al di là del dichiarato impegno politico, Liguori rimane uno dei massimi esponenti di quella stagione musicale con il suo vigoroso pianismo a mezza strada tra Cecil Taylor e McCoy Tyner. E oggi, tuttora attivissimo, non solo appunto non rinnega il passato ma guarda avanti nel solco di quelle importanti esperienze. Da qui il Ronin Project, ovvero l'incontro tra improvvisatori che si confrontano senza nulla di preordinato, che ha dato origine anche a un fortunato album.

Carlo Actis Dato

In occasione di "Dialoghi: jazz per due" il Ronin Project ospita al proprio interno un nome storico del jazz europeo, il trombonista inglese Paul Rutherford, compagno di strada di quei solisti che hanno radicalizzato il concetto di musica improvvisata (Derek Bailey, Evan Parker, Barry Guy, Globe Unity Orchestra, ecc.)

Abituali collaboratori di Liguori sono invece il cornista scozzese Martin Mayes e il sassofonista Carlo Actis Dato, legati dalla comune appartenenza alla Italian Instabile Orchestra, la nazionale del jazz italiano più creativo. Il primo può vantare anche l'estemporanea ma significativa adesione ad un'orchestra europea diretta nel 1988 da Cecil Taylor, mentre il secondo è ben noto per le sue scorribande sonore nel segno di una irresistibile ironia, sempre però nel quadro di un evidente rigore musicale.

 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 10/03/2001 (230)

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