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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 2317 del 13 ottobre 2004 (1781) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Brian Wilson - Smile
Brian Wilson - Smile

Da trentasette anni aspettavo l'uscita di questo disco.
Chi ha amato i Beach Boys di Pet Sounds (come me) ne ha continuato a favoleggiare la stampa senza mai riuscire a vedere realizzato il proprio desiderio. Adesso, finalmente, Smile è stato pubblicato.

Era il lontano 1966 quando Brian Wilson, mentre Revolver dei Beatles entrava in classifica e il suo Pet Sounds stupiva i musicisti, decise che di fronte all'invasione inglese si doveva reagire con qualche cosa di nuovo tipicamente americano.

Il suo intento, cercando si rifare quello che Gershwin aveva prodotto anni prima, era quello di comporre un gigantesco affresco di vita e stile americano fondendo la musica popolare, quella sinfonica e il rock in un unico concept album.

In coppia con Van Dyke Parks, si chiude in studio e inizia a lavorare su Smile.

Il disco dovrebbe uscire nel 1967 e Brian ne da un piccolo assaggio eseguendo Surf's Up con il solo pianoforte durante uno Special della CBS.
Da qui in poi le varie leggende si intrecciano con realtà fatte di crisi depressive: chi dice che di fronte all'uscita di Sgt:Pepper's (dei Beatles) Brian si sia fatto prendere dalla disperazione e sia diventato catatonico, chi afferma che i nastri li distrusse lui stesso in una crisi depressiva e chi invece sostiene siano stati rubati da casa sua.

Fatto sta che l'album non fu mai pubblicato, sebbene alcuni brani furono riutilizzati per altri dischi (Surf's Up, Heroes and Villains, Vegetables, Good Vibrations, Cabinessence) quali Smiley Smile e Surf's Up.

Smile divenne una leggenda, una reliquia invisibile, il Santo Graal della musica rock.

Improvvisamente, l'anno scorso, grazie all'incoraggiamento della moglie e di alcuni amici, Wilson decide di riprende in mano i vecchi demos e porta a completamento l'album.

Brian Wilson

Brian Wilson svela in anteprima Smile, a Londra, alla Royal Festival Hall, la stessa in cui, nel 2002, eseguì l'intero Pet Sounds: la band è quella degli ultimi show datati 2002 alla Royal Festival Hall, la stessa che troviamo nel doppio Live At The Roxy.

Molti brani di questo lavoro sono conosciuti sia attraverso i bootleg sia perché, alla spicciolata, uscirono su vari dischi dei Beach Boys.

Smile inizia con un breve frammento a cappella, per poi decollare in una lunga suite in tre movimenti: il primo è imperniato su Heroes and Villains, il secondo è basato su Surf's Up, mentre il terzo movimento è chiuso da Good Vibrations.

Armonie vocali complesse, una mini-sinfonia che racconta la sognante visione musicale di Wilson del vecchio selvaggio West, fatto di Saloon, Piano bar, Cowboys e Pellerossa.
Vita rurale e agreste in contrapposizione alla oppressiva e pressante vita moderna.

Registrato con metodi e macchinari d'epoca, Smile riverbera completamente e in maniera stupefacente le sonorità e le atmosfere degli anni in cui è stato scritto.

Sotto questo punto di vista è sicuramente il capovaloro annunciato che tutti aspettavano.

Se si dimentica che è un'opera scritta nel 67... certo, alcune ingenuità risultano evidenti; ma è proprio la sua datazione storica che lo riporta sul trono che, da anni, lo aspettava invano.

 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 13/10/2004 (2317)

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