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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 2351 del 27 ottobre 2004 (2053) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Leonard Cohen - Dear Heather
Leonard Cohen - Dear Heather

E' ora di finirla! E' un po' che non sopporto più certe prese di posizione della ''critica'' con la C maiuscola che si ostina a mostrarsi schizzinosamente maldisposta verso artisti grandissimi che hanno il solo difetto di non scrivere ''un capolavoro''''ad ogni uscita discografica.

Così come era successo per Joe Cocker (''...ma il tempo di Woodstock è ormai lontano...''), anche per Cohen si sprecano i ''... ma il gigante, questa volta, ha partorito un topolino ...''. Ma basta!

Criticare per criticare è un puro esercizio di scrittura, a volte anche un po' spocchioso, se non si riesce ad individuare un buon disco in mezzo a tonnellate di ''nullità'' che vengono assurte al ruolo di ''nuovi incredibili artisti'' per il solo fatto di essere sconosciuti e noti a solo pochi addetti.

E' giusto quindi, a questo punto, chiarire che Dear Heather, il nuovo disco di Leonard Cohen, non è uno dei capolavori incisi da questo grande artista…ma è sicuramente un gran bel disco! Arriva dopo 'Ten new songs', album che nasceva dall'esperienza del musicista canadese in una piccola cella destinata alla meditazione Zen doveva aveva trascorso gli ultimi anni.

A settant'anni appena compiuti, l'artista canadese torna con un nuovo disco: 12 canzoni inedite e una cover, Tennessee waltz di Redd Stewart e Pee Wee King, brano country del 1948, già portato al successo nel 1950 da Patti Page.

''Sono canzoni trasparenti'' si legge nelle note di Pico Iyer ''appunti di un notes, ricette appese sulla porta di un frigorifero''. Sarà forse così, ma sicuramente c'è più di quanto non sembri al primo ascolto che le mostra leggermente votate al commerciale. E' solo una questione di forma (forma, peraltro, già espressa in Ten New Songs) perché la voce resta affascinante, anche quando cede al recitativo, e i testi hanno sempre la classe di un autore che ha abbinato le qualità letterarie di un poeta a quelle musicali di un autore.

Leonard Cohen

Con il brano On that day anche Cohen dà il suo contributo al post -11 settembre per ricordare il giorno che ha ferito New York, mentre The Letters è stata inserita nella colonna sonora del film La terra dell'abbondanza di Wim Wenders; Go no more a-roving è basata su testo di Lord Byron e Villanelle for our time su uno scritto di Frank Scott, Nightingale su uno di Carl Anderson e The Faith prende spunto da una folk song del Québec.

A fargli da controcanto nel disco è l'hawaiiana Anjani Thomas che firma insieme a lui The Letters.

Nato a Montreal, in Canada, da genitori ebrei, a nove anni Leonard perde il padre e gia' a vent'anni si avvicina alla musica, fondando la band di country-western Buckskin Boys.

Come cantautore, poi, scrive canzoni memorabili come Suzanne, Bird on a wire, Jean of Arc, The Famous Blue Raincoat.

Per sette anni vive a Hydra, un'isola greca, dove scrive due romanzi, The favorite game (1963) e Beautiful losers (1966). Nel 1968 incide il primo disco, Songs of Leonard Cohen, seguito da Songs from a room, Songs of love and hate e da Live songs del 1973. E' poi la volta di Recent songs (1979), Various Position (1984) e I'm your man (1988).

Si ritira improvvisamente dalle scene e vive da solo, lontano dal mondo (in un monastero zen a Mount Baldy, 200 chilometri da Los Angeles), fino al 2001 quando pubblica Ten new songs, primo lavoro in studio dopo quasi dieci anni di silenzio.

Ora riappare con questo nuovo Dear Heather e chi ha nostalgia dei suoi primi lavori, storge il naso, si mostra deluso, dimenticando però che Cohen ''ha già dato'' e che il comporre ed eseguire musica è un piacere e che non sempre deve per forza essere accompagnato da sofferenza, rabbia, depressione per apparire vero.

 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 27/10/2004 (2351)

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