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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 238 del 10 settembre 2001 (1872) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Bob Dylan - Love and theft
Bob Dylan - Love and theft

The Jokerman è tornato! Con i suoi trucchi e le sue magie è riuscito, ancora una volta a spiazzare tutti. A quattro anni di distanza da Time Out of Mind, Bob Dylan ci ha regalato un nuovo lavoro in studio dal titolo Love and Theft.

Da tempo ormai Dylan ci ha abituato alla mancanza di regole, al cambiamento continuo e mai quello intuibile. Quelli che ancora si aspettano classici album da folksinger rimarranno come sempre delusi ma, signori miei, che bel disco è questo!

Un'operazione simile solo in parte l'aveva già tentata con l'abum Nashville Skyline.

Bob canta (tanto per smentire tutti coloro che lo volevano sfiatato e con una voce da cornacchia) e si cimenta in una specie di "storia della canzone americana"; a tratti, ricorda Leo Redbone con il suo recupero di canzoni degli anni '20, '30 e '40, oppure un certo Randy Newman ma, soprattutto, è Dylan che ne esce con la sua sfaccettata personalità.

Bob Dylan

Ci sono anche rockabilly (Tweedle Dee & Tweedle Dum) e country blues (Cry a While e High Water), swing da crooner (Bye and Bye, Moonlight, Po' Boy) e qualche ballata (come Mississippi, già incisa da Sheryl Crow) che è più riconducibile allo stile classico di Dylan. Accompagnato da Larry Campbell alla chitarra, Charlie Sexton alla chitarra, Tony Garnier al basso, David Kemper alla batteria e Augie Meyers alle tastiere riproduce uno tile asciutto ed essenziale privo di inutili fronzoli.

Se è vero che anche Dylan ha inciso alcuni albums discutibili, è certo che quest'ultimo non lascia dubbi sulla bontà del prodotto. Un bel disco inciso da un grande Dylan in gran forma anche se molto dimagrito.

 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 10/09/2001 (238)

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