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Pagina inziale » Turismo » Articolo n. 245 del 11 gennaio 2002 (7063) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Tra l'800 e il 500 a.C.
Tra l'800 e il 500 a.C.

Unendo i dati in nostro possesso alle deduzioni logiche è possibile ricostruire un'attendibile storia del nostro centro abitato: dal suo sorgere al suo svilupparsi fino a diventare la nostra città. I Punici avevano nel sangue l'esplorazione, gli Etruschi l'arte e insieme divennero un popolo evoluto e potente, che inviò colonie verso il nord, guadagnando il Po.
Ai piedi di un colle oltrepadano, gli Etruschi lasciarono un piccolo nucleo armato che, accorpando un certo numero di nativi, costituì un importante centro logistico... l'attuale Casteggio.

Proseguirono quindi l'esplorazione lungo i colli tornando sui loro passi in cerca delle acque chiare che avevano visto fondersi con quelle torbide del Grande Fiume. Trovata la confluenza risalirono quel fiume, che offriva acque limpide e pescose, sabbia fine che formava isole e lunghe spiagge, e vegetazione rigogliosa sulle sue rive e attorno alle pozze formatesi in periodi di piena.
A poca distanza dalla sua foce rinvennero una pista che arrivava da Ovest, dalle terre dei Liguri e giungeva al fiume, in prossimità di un tratto guadabile.

Tornare indietro, attraversare il fiume o seguire un'altra pista?... Si presume che la decisione venne affidata alle divinazioni di un aruspice (sacerdote dell'epoca) che, a sua volta, fece liberare una colomba perché indicasse il cammino con il suo volo... Ecco allora che gli Etruschi guadarono il fiume e, interpretando i gesti dell'uccello - che sembrava volesse costruirsi un nido - si stanziarono in una radura che (secondo la fantasia popolare) si estendeva fra l'attuale chiesa di San Francesco e Piazza Botta.

La zona era occupata qua e là da capanne di aborigeni - pastori e allevatori - della stirpe dei Marici (da cui la nostra via Porta Marica), che certo non videro di buon occhio l'arrivo degli stranieri. Ma mentre il popolo di origine celtica si mosse verso gli intrusi con intenti bellicosi, questi li ignorarono e si dedicarono subito alla costruzione di una palizzata.
La comunicazione fra i due popoli non fu immediata: si narra che gli Etruschi, indicando l'acqua, si rivolsero agli aborigeni e questi intimoriti gridarono "tech - im" (scappare), fu così che i primi associarono quell'espressione di paura al corso d'acqua e da lì derivarono sia il nome del fiume sia quello della città che stavano per costruire.
Presto poi le due stirpi fraternizzarono richiamando altre famiglie (gruppi omogenei, non solo di consanguinei) e diedero vita ad un primo insediamento di un certo interesse chiamato appunto Tech - im.

Va considerato anche che tra il 900 e il 700 a.C. la migrazione dei Ligursc (Liguri, ma non della Liguria) verso il nord Italia provocò scontri con gli Etruschi, che furono infine costretti a ritirarsi oltre il Po dove, costruendo fortificazioni sulle colline, riuscirono ad arrestare l'avanzata ligure.

 
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La Redazione
(Tratto da "La storia di Pavia raccontata da Virginio Inzaghi" - Libro I, 1000 a.C.-567 d.C.: periodo celtico romano, gotico e bizantino) di Virginio Inzaghi

Pavia, 11/01/2002 (245)

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