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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 2511 del 15 dicembre 2004 (3346) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Brother K - Degeneration Beat
Brother K - Degeneration Beat

Attenzione! Sto per fare una dichiarazione con cui 'mi gioco la faccia': questo disco, se mai verrà pubblicato ufficialmente, rappresenta una tappa importante nella storia della musica rock (e non soltanto) italiana.

Degeneration Beat è il giusto punto di fusione dei vari generi musicali, e non solo: è la giusta sintesi tra letteratura, musica, filosofia e storia sociale e del costume.

Forse neanche chi è arrivato a tanto si rende conto di quello che ha fatto.

Però, detto così, non si capisce niente.

Cominciamo dall'inizio (che risale a più di due anni fa): Boris Savoldelli e Alessandro Ducoli, l'uno nella parte di quello che sa, che conosce, e l'altro in quello del truce cantautore ruspante, vergine dell'argomento, si incontrano-scontrano sul movimento Beat americano (non il Beat inglese e la sua musica, ma il movimento americano di Kerouak e Ginsberg, Corso, Ferlinghetti, Burroughs) per decidere se è esistito veramente e se esiste ancora un tale movimento e in cosa consiste; e se esiste?c'è una 'via italiana' al movimento beat?

Il gruppo si allarga a Federico Troncatti, Andrea Bellicini e Andrei Kutov e si formano i Brother K.

Nasce una sorta di Story-Book che contiene studi, riflessioni, conclusioni. La questione si espande e nascono le canzoni, le musiche, colonne sonore della storia scritta che, a sua volta, diviene didascalica per le musiche stesse.

Ne parlano a Fernanda Pivano che con loro si incontra più volte, sorpresa e compiaciuta di questo riaccendersi di interesse per un periodo e un movimento che lei ha studiato, seguito e vissuto a lungo.

Vengo coinvolto anch'io come 'lettore esterno' imparziale, per dare primi giudizi e consigli.

Alla fine arriva il disco: incredibile. O meglio, tanto credibile da essere impreparati ad accoglierlo.

Evanescente e concreto, così come il movimento Beat, il disco incarna l'essenza stessa del movimento nella sua impossibillità di 'ingabbio' in qualsiasi schema conosciuto.

In un ipotetico viaggio spazio-temporale le strade vengono percorse tutte, grandi e piccole, e tutte portano in nessun luogo perché è giusto così: non ci deve essere un punto di partenza e uno di arrivo, le strade vanno solo percorse perché l'essenza è il viaggio stesso. E così i generi musicali si intrecciano, si incrociano, vengono 'percorsi' ma mai assunti o definiti. Quello che conta è l'esperienza e l'emozione; la parola stessa è un veicolo e può portare da una parte o dall'altra. L'esempio perfetto è il brano 'Io' (che vi offro in versione MP3): multivocalità sul nulla, fatta di frasi spezzate che si rincorrono come in una gigantesca partita di Scarabeo, per formare ora una frase e, poco dopo, un'altra.

Il disco e lo Story-Book sono stati stampati in una serie limitatissima per critici ed amici, in attesa di trovare una pubblicazione degna.

Alla realizzazione della parte musicale hanno collaborato anche Teo Marchese, Morris Peretti, Mario Stivala, Giuliano Muratori. Il grande Mark Murphy (crooner statunitense), venuto a conoscenza del progetto, ha voluto parteciparvi donando la sua voce ad un intenso 'reading' di Subterraneans.

Io vengo citato come il 'colpevole' della nascita del brano 'Io'.

 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 15/12/2004 (2511)

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