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Pagina inziale » Ambiente » Articolo n. 255 del 3 agosto 2001 (2005) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Insidie marine
Insidie marine

Il mare, nella stagione calda, non è solo ombrelloni, olio solare, secchielli e palette... è anche sinonimo di tuffi, nuotate e immersioni e, così come vi abbiamo dato consigli per i "bagni di sole" sulla battigia, vi forniamo anche alcune "dritte" per i vostri bagni in mare.

Nascosti tra gli scogli o nei bassi fondali sabbiosi, vivono "abitanti" che è meglio conoscere per evitare...

Conoscete il pesce ragno?

Noto anche come tracina, è un pesce molto diffuso nei nostri mari. Ha un corpo piuttosto allungato, leggermente schiacciato ai lati e possiede ghiandole che producono un liquido tossico poste alla base dei raggi, duri e pungenti, della pinna dorsale.

Vive semiaffondato nella sabbia dei litorali marini, lasciando sporgere l'aculeo velenoso ed essendo perfettamente mimetizzato, se inavvertitamente calpestato, causa un acutissimo dolore per l'inoculazione del veleno.

In questi casi occorre disinfettare con un prodotto a base di cloro, poi - se ancora presente - rimuovere l'aculeo e immergere il piede in acqua molto calda per circa mezz'ora: sarà il calore (superiore a 40° C) ad inattivare il veleno. La gamba colpita andrà tenuta sollevata per alcuni giorni.

Come difendersi invece dai ricci?

Animali piuttosto pigri i ricci, che popolano le acque italiane con circa 25 specie diverse, si spostano prevalentemente di notte, utilizzando i pedicelli ambulacrali e gli aculei. E proprio gli aculei sono la minaccia su cui non è infrequente poggiare un piede o una mano quando ci si avvicina agli scogli.

Le spine, oltre al dolore, provocano arrossamenti, a volte debolezza e, nei casi più gravi, anche paralisi momentanee dei muscoli facciali. Se si spezzano nella pelle e non vengono rimosse, possono penetrare in profondità nei tessuti causando la formazione di noduli e perfino incunearsi nell'osso o in un nervo.

Per correre ai ripari si deve intervenire togliendo tutte le spine e applicando un prodotto a base di cloro. Si può possono poi sciogliere i residui di spine bagnando la pelle più volte al giorno con aceto e coprendo la zona ferita con una compressa di garza, sempre imbevuta di aceto.

E le meduse?

Questi "gelatinosi" animali, tanto eleganti nell'acqua quanto urticanti al tatto, possiedono tentacoli lunghi fino a 2 metri e sono spesso difficili da avvistare per loro trasparenza.

Il contatto con le loro cellule urticanti provoca arrossamenti della pelle, bruciore intenso e gonfiore.

Per prima cosa bisogna staccare immediatamente eventuali parti dell'animale rimaste attaccate alla pelle, utilizzando utilizzare un asciugamano asciutto o "raschiando" con la parte opposta della lama di un coltello, evitare di strofinare la parte con le mani bagnate.

Per alleviare il bruciore ricorrere nuovamente all'aceto che, determinando un cambiamento del grado di acidità della pelle, è in grado di inattivare le sostanze tossiche urticanti. Lo si utilizza in soluzione composta da nove parti d'acqua e una di aceto. Anche l'ammoniaca (nonchè l'urina, in mancanza d'altro) può essere un buon alleato; così come il ghiaccio che, applicato sulla parte offesa, dà sollievo e riduce il gonfiore. In seguito va applicata una crema specifica a base cortisonica.

Non dimentichiamo gli anemoni...

Ne esistono di diverse specie e, nei nostri mari, non ve ne sono di particolarmente pericolose, ma il contatto con i tentacoli di alcune di queste può comunque essere molto doloroso. Anche il loro veleno provoca intenso dolore, arrossamento e gonfiore e, anche in questo caso, meglio avere a portata di mano dell'aceto!

 
 Informazioni 
 

Sara Pezzati

Pavia, 03/08/2001 (255)

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