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Pagina inziale » Dossier » Articolo n. 2689 del 26 marzo 2003 (2423) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Alluvione: polemiche verdi
Alluvione: polemiche verdi

"I fiumi hanno bisogno di spazio e quello che si sottrae loro lo si paga estremamente caro". Ecco, in estrema sintesi, il fulcro della conferenza stampa indetta, venerd? 20, dalla delegazione lombarda del WWF.

La posizione degli ambientalisti era gi? stata definita nel convegno sulla navigabilit? per trasporto merci sul Po (tenutosi a Parma il 18 settembre scorso), durante il quale avevano dichiarato la propria opposizione per l'ulteriore canalizzazione del grande fiume padano.

Spiegate le principali cause che, oltre a distruggere gli ultimi lembi di natura relitta (foresta ripariale), "artificializzando" ed impermeabilizzando il nostro territorio, lo hanno reso cos? vulnerabile.

  • La canalizzazione dei fiumi che ne incrementa la velocit? di deflusso
  • L'eccessivo sfruttamento per l'estrazione d'inerti che ha provocato l'abbassamento dell'alveo dei fiumi mettendo in crisi la stabilit? di ponti e argini
  • Il disboscamento lungo le rive
  • L'occupazione delle aree golenali con insediamenti o coltivazioni non adatte (ad es. pioppeti)

Cosa fare ora? Consapevole del fatto che i miliardi che arriveranno per fronteggiare l'emergenza non risolveranno i problemi? ecco la polemica mossa dall'associazione ambientalista. "Dopo l'alluvione del '94 lo Stato ha stanziato (in seguito al piano Stralcio 45) 4300 miliardi per opere di difesa e circa 2000 sono stati spesi, ma a che cosa sono serviti? Che efficacia hanno avuto? Ha senso stanziare cifre analoghe se poi i risultati sono questi?"

Citando alcuni casi di cattiva gestione degli alvei fluviali (cementificazione delle sponde del Lambro, canalizzazione dell'Adda, gli interventi lungo la Dora Baltea, ?), il WWF avanza le proprie richieste mirate alla riqualificazione ambientale e alla riduzione del rischio determinato da fenomeni di dissesto idrogeologico.

  • L'approvazione da parte degli enti coinvolti, entro il novembre 2000, del "Piano di riassetto idrogeologico del Po", gi? presentato e adottato pi? di un anno fa dall'Autorit? di Bacino del Po.
  • La proposta d'integrazione del Magistrato per il Po nell'organico dell'Autorit? di Bacino anche per evitarne il frazionamento tra le Regioni.
  • L'affidamento a soggetti responsabili (istituzionali e non: parchi, consorzi di bonifica, cooperative agricole, associazioni ambientaliste?) la manutenzione del territorio.
  • La rinaturazione, attraverso l'attuazione di programmi d'intervento Autorit? di bacino, per i quali il WWF chiede vengano destinate almeno il 10% delle disponibilit? finanziarie della L.183/89.
  • In conseguenza, l'attivazione di una politica gestionale basata sulla prevenzione, sul recupero delle aree di esondazione, sulla riduzione della capacit? di corrivazione delle acque e comunque sul ripristino delle capacit? naturali di risposta del territorio.
  • La promozione da parte dell'Autorit? di bacino, in collaborazione con Regioni e Province, di un programma di formazione verso i tecnici regionali, provinciali e comunali.
  • Il blocco della proposta per un sistema idroviario padano-veneto.
  • Richiesta al Governo di verifica sulle modalit? d'intervento e sull'efficacia complessiva del Piano stralcio 45 per evitare di definire un programma d'interventi urgenti che ripropongano le stesse opere e gli stessi errori del passato con uno spreco di soldi, tempo ed energie inauditi.

Chiss? se queste "richieste verdi" verranno accolte? Nel contesto pavese vengono "appoggiate" da Legambiente, che ritiene la prevenzione il primo degli interventi, ed in parte gi? recepite dall'assessorato alla Protezione Civile della Provincia di Pavia che ha gi? stilato due protocolli d'intesa con il Consorzio del Ticino ed il Parco stesso per la manutenzione degli alvei fluviali.

 
 Informazioni 
 

Sara Pezzati

Pavia, 26/03/2003 (2689)

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