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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 2824 del 23 marzo 2005 (1692) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Mazzon at Work
Guido Mazzon Nei paesi anglosassoni, sui cartelli che indicano "lavori in corso", si trova la scritta "Men at Work"; davanti a Spaziomusica, ogni martedìsera, dovrebbero appenderne uno con "Mazzon at Work" perché è quello che effettivamente accade sul palco di questo locale pavese.
Guido Mazzon, che da qualche anno aveva lasciato la nostra città non solo con la mancanza di concerti ma anche in maniera "fisica" (cambiando residenza), allontanatosi in cerca di spunti, atmosfere e nuove esperienze è tornato a vivere a Pavia rappacificato con questa atmosfera sonnolenta ma deciso a darle uno "scossone". Il risultato è una serata-laboratorio in cui sviluppare sperimentazioni musicali di commistione tra la musica jazz e "il tutto". Guido non si vuol limitare a coinvolgere musicisti (pavesi e non, italiani e stranieri) ma anche esponenti di altre arti espressive: una ricerca a 360 gradi per cercare di "smuovere un po' le acque stagnanti".

Guido Mazzon, trombettista e compositore, ha collaborato con i maggiori esponenti della musica improvvisata europea e americana (ad es.Cecil Taylor Euro-American Group), con Umberto Petrin, Andrea Centazzo, Mario Schiano, Michel Godard e tantissimi altri ancora. Si esibisce in "Solo Performance" con attori, poeti, danzatori ed artisti visivi. Dal 1990 fa parte dell'Italian Instabile Orchestra.
A Spazio musica, nell'appuntamento del Martedì, Mazzon usa un gruppo "di base" per coinvolgere gli altri artisti; oltre a lui ci sono Federico Cumar (trombone), Persio Tincani (contrabbasso) e Luigi Scuri (batteria).
Ospite della prima serata (quella di Martedì 15 Marzo) è stato il sassofonista pavese Gianni Mimmo; la seconda (quella di Martedì 22) ha visto la presenza di Francesca Ajmar.

Guido Mazzon e Francesca Ajmar

Se alla prima serata avevo dovuto rinunciare per precedenti impegni, la seconda non me la sono persa. L'impressione di "lavori in corso" è quella giusta: se è vero che i concerti del Martedì sono preceduti da una breve prova, è anche vero che la musica viene costruita poi, passo per passo, lì sul palco con Guido che, seguendo le orme di Davis e Cherry, fornisce ai musicisti spunti su cui improvvisare, indicazioni su tempi e cambi di atmosfera. Li "Guida" (scusate il gioco di parole) alla ricerca della "fantasia perduta" e li stimola a liberarsi dagli schemi preconcetti della musica inscatolata dai generi.
In apertura, avendo scovato un vecchio piano Fender Rhodes, non resiste alla tentazione e comincia il concerto da tastierista. Le atmosfere (e i suoni) sono quelle anni '70 tipiche di album come Bitches Brew (di Davis) ma, nel corso della serata, si raccolgono rimandi a Don Cherry (di cui esegue anche un brano "ricostruito), di certe cose alla Westbrook o dei Centipede (chi se li ricorda ancora?).

Il palco è "frizzante" e l'atmosfera stimolante.
Francesca Ajmar (sempre bravissima) usa spesso la voce come se fosse uno strumento e improvvisa come gli atri musicisti, quando non canta in "maniera tradizionale" come nella splendida versione di Don't Explain. Tutto gira per il verso giusto; o quasi. Al primo intervallo non manco di svolgere la mia funzione critica: Luigi, il batterista, tende a farsi trascinare dalle atmosfere più jazzistiche degli altri tre musicisti e dimentica la sua natura rokkettara.
Lo dico e Guido mi rimbrotta scherzosamente con un "..ma non potevi aspettare la fine del concerto per rompere le balle?". Però le provocazioni servono sempre e il secondo tempo è più arrabbiato e fuori dagli schemi. Sale sul palco anche Cristiano Callegari per una Jam finale che chiude il concerto tra gli applausi dei presenti.
Continua così Guido.

 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 23/03/2005 (2824)

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