La musica vive quando è suonata "dal vivo"! Sembra un pasticcio lessicale ma è la sacrosanta verità ed è la prima sensazione che si evince dal concerto che Roberto Aglieri (con la sua Diatonic Orchestra) ha tenuto Giovedì 23 Gennaio a Spaziomusica.
Il supposto su cui viene incisa la musica (sia il nastro di una cassetta, o i solchi di un LP o il gelido specchio di un CD) finisce con appiattirne le emozioni.
Quando è suonata"dal vivo" la musica comincia a vibrare, ti attraversa il corpo, ti solletica la mente, ti coinvolge, mette in movimento strane reazioni psico-fisiche che portano all'atto della comprensione, dell'emozione e del coinvolgimento.
E' quello che è accaduto durante il concerto di Aglieri.
Vi avevo presentato, pochi giorni fa, il suo nuovo album Amina ma riascoltare quei brani in concerto è stata tutta una cosa diversa.
Il CD è il frutto di un lavoro che è partito nel 1999 e, rispetto alle versioni incise di molti brani, c'è stata nel frattempo una maturazione dei musicisti che hanno fagocitato e completamente assorbito lo spirito delle composizioni.
Il concerto si apre con Breath e prosegue con KiRye, un brano che, spogliato della iniziale sacralità, prende il volo per spiritualità più universali. Segue (come da scaletta del disco) Sogno di Mezzogiorno che inizia con un suono di cicale proveniente da un giocattolo.
Con Roberto Aglieri (che si esibisce ai flauti, all'armonium, alle fisarmoniche e con uno splendido vecchio modello di sintetizzatore Korg) sul palco ci sono Andrea Sacchi (armonica a bocca, armonium e percussioni), Sandro Soncini (Chitarra acustica), Martina Galvagni (voce -splendida-), Avo e Fafo alle percussioni e una "new entry": Giampaolo Bovio alla chitarra elettrica e acustica ad otto corde.
Roberto si aggira sul palco dirigendo i musicisti con gesti, a volte anche solo con sguardi, passando da uno strumento all'altro con disinvoltura.
E' la volta di un brano tratto da un lavoro teatrale (Aladdinsane) con uso di basi campionate e di una composizione completamente nuova, ancora "in fieri", una danza, in cui viene coinvolto Stefano Faravelli al piffero.
Il giovane suonatore "delle Quattro Provincie", già apprezzato da De Andrè, l'avevamo appena visto partecipare al concerto di Malaspina.
Poi c'è un errore di percorso: l'intervallo!
C'è un calo di tensione. Questo genere di musica ha una specie di movimento a spirale che, piano piano, ti porta su su su, elevando la soglia di attenzione e di partecipazione dello spettatore. Interrompere questa spirale è come tagliare la corda dell'ascensore: bisogna ricominciare a salire dal piano terra.
In ogni caso, dopo un paio di brani (il nuovo Omar's Dance e Andera) gli equilibri si ristabiliscono grazie a In Volo, molto ritmico e coinvolgente. Segue una ninnananna cantata in tedesco (!) e Finali (dedicata a Bruno Morani)
Siamo sul finire; Neverend vede la partecipazione di tutti i musicisti e Made in Terraneo #2 richiede la presenza sul palco di Vincenzo Rende in qualità di solista elettrico (come nel CD) ed è una nuova magia.
Cos'altro posso dire? Sono le tre di notte e domani mattina devo consegnare l'articolo, ma sono soddisfatto del concerto e mi fa piacere poter parlare bene di un amico. |