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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 2852 del 1 aprile 2005 (1869) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Bollani e Guerrini concludono i Dialoghi
Bollani e Guerrini concludono i Dialoghi

Istrione Latino, si potrebbe definire quel gran musicista che è Stefano Bollani.
Incanta, seduce, scandalizza e diverte.
E Guerrini, suo degno compare, non è da meno. Una bella coppia di musicisti per concludere una rassegna, "Dialoghi: jazz per due" (giunta alla sua la settima edizione), che non ha deluso le aspettative regalandoci una serie di concerti degni di essere seguiti.

Protagonisti di questo ultimo appuntamento, sono stati il pianista Stefano Bollani, e il sassofonista Mirko Guerrini.
Camaleontico, enciclopedico, incontenibile Stefano Bollani possiede un innato senso della comunicativa e dell'ironia che gli permette di instaurare con il pubblico un rapporto immediato. Se quindi il pianista milanese, ma toscano di adozione, sembra a volte privilegiare nelle sue esibizioni l'aspetto spettacolare scandalizzando i "soloni" del Jazz, il suo compagno d'avventura (il sassofonista fiorentino Mirko Guerrini, leader della Millennium Bugs' Orchestra e di un quartetto denominato Cirko Guerrini) non difetta certo di spirito dissacrante che si rintraccia anche nel divertente CD Mirko Guerrini e i diavoli del ritmo.

Avevo avuto modo di apprezzare Guerrini quando si era esibito a Pavia con Fossati, così come avevo già ascoltato Bollani in una delle precedenti edizioni di Dialoghi, ma insieme e in questo tipo di spettacolo è stata la prima volta... e non solo per me e il pubblico; per loro stessa confessione, è stata anche la "loro prima volta" da soli sul palcoscenico, benchè collaborino e si conoscano da anni (erano compagni di banco al Conservatorio).

Stefano Bollani

Questa "intimità di scemenza scolastica" li porta ad una spontanea connivenza goliardica che facilita la battuta e lo scketch improvvisato.
Già, perché qui non si parla più di solo Jazz, ma di spettacolo a tutto campo, di Show vero e proprio.
Se da un lato la musica è sempre e comunque la protagonista ed è suonata in maniera virtuosa, dall'altro lo scherzo, l'ironia e il divertimento che loro stessi, per primi, provano sul palco trovano un riscontro immediato nel pubblico.

Non c'è mai la pedanteria didattica o l'enunciazione e spesso è difficile distinguere il vero dalla burla, come quando annunciano una suite ispirata ad un verso di un poeta.. e poi si scopre che "il verso" è poco più di una pernacchia; oppure parlano di Metasemantica e di Fosco Maraini e ne trasformano una poesia in canzone. Già, perché a volte anche canta, Bollani, e canta persino una canzone dell'amico cantautore Parente.

Esilaranti sono le "riduzioni" degli Standards del Jazz: da 40 a 12 secondi l'intera esecuzione. L'amore per la comicità lo porta quasi ad elevarsi alla stregua di un "novello Totò" nell'esecuzione di "On the Sunny Side of the Street", la prima canzone che "loro due" avevano imparato a suonare ascoltandola da un vecchio 78 giri di proprietà della nonna di Guerrini. Peccato (colpo di genio assoluto) che l'esecuzione contenga anche tutti i salti che la puntina fa sul vinile rovinato e anche le ripetizioni di quando si incanta.
Cose da lacrime agli occhi!

Tutto ciò sarebbe solo Cabaret se sotto non ci fosse una musicalità e un'abilità non comuni.
Bollani ha una mano sinistra veramente unica e unisce la perfezione granitica di un Jarrett con la latinità di un Corea. Guerrini ha sicuramente assorbito un po' del sanguigno languore di Gato Barbieri e ha in comune con Bollani una facilità estrema nel trovare "le note giuste" senza mai essere banale o cadere in un Free senza costrutto armonico.

"Dialoghi" anche per quest'anno è terminata, ma ha chiuso sicuramente in bellezza: lo ritengo il miglior concerto di tutta la rassegna.

 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 01/04/2005 (2852)

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