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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 3355 del 8 settembre 2005 (2107) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Fare Festival un successo in crescita
Fare Festival un successo in crescita

Tra presentazioni di libri e proiezioni di video inediti (lunedì scorso su Tom Waits, i prossimi giovedì sera su Jimi Hendrix), Fare Festival è entrato nel vivo della rassegna.

Martedì sera si è tenuto il concerto dei Nine Below Zero che, sulle scene dal 1977, sono dei vecchi "marpioni" e stanno sul palco come noi staremmo sul divano di casa: perfettamente a proprio agio. Sono veri e propri "animali" da spettacolo e sono capaci di ingraziarsi le simpatie del pubblico.
Sulla qualità della musica, poi, niente da eccepire.
Trascinanti, irruenti, divertenti, ottimi musicisti e cantanti, offrono un esempio di british-blues "da pub" di ottima qualità. Il repertorio spazia tra i classici del genere, inframmezzandoli con intramontabili come Hit the Road Jack, Got My Mojo Working e persino con una Amazing Grace per sola armonica e tastiera.
I Nine Below Zero I Nine Below Zero, con il nome ripreso da una canzone del leggendario bluesman americano Sonny Boy Williamson, sono Dennis Greaves, voce-chitarra, Mark Feltham, voce-armonica, Ben Waters al piano, Gerry McAvoy, bassista, e Brendan O' Neill, batterista; se i primi due sono i jolly del gruppo, gli ultimi due costituiscono una base ritmica davvero solidissima (non per niente vantano una lunga militanza al fianco di Rory Gallagher, nei Taste e nella carriera solista).
Il pubblico ascolta, si agita, batte le mani a ritmo, canta e, alla fine, salta in piedi.

Mercoledì 7 è stata la volta di un trio davvero eccezionale: John Renbourn/Hans Theessink/John Dickinson. E' uno spettacolo unico perché i tre, per la prima volta, suonano insieme e non si sa se si ripeterà l'occasione in futuro.
Il tempo minaccia pioggia e il cielo grigio ricorda molto quello britannico, tanto caro a due dei protagonisti della serata; ma la sorte è clemente e tutto va per il meglio.
Un concerto raffinato, completamente acustico e di grande livello.

John Dickinson

Il primo a salire sul palco, sfoderando uno stile davvero originale è John Dickinson. Il critico Xavier Russell aveva dichiarato che Johnny Dickinson è "il più potente suonatore di chitarra slide del Regno Unito".
Dopo un periodo passato a suonare la pedal-steel con i Moonshine Boys, nel 1988 John è membro fondatore della band Paul Lamb and the Kingsnakes, che suona e canta con Jim McCarty, Top Topham, Rod Demmick and Johnny Whitehill. Lasciati i Kingsnakes, nel 1993, ad Alnwick, nascono gli Hillbillies From Outer Space. La band si guadagna una fama quasi leggendaria senza che venga registrato nemmeno un disco.
Il 2001 è anche l'anno che vede uscire il tanto atteso album solo di John, che nel frattempo ha sviluppato un modo di suonare individuale e unico, che incrocia aromi celtici col blues americano. È l'agosto del 2002 quando torna a registrare, 'Castles & Old Kings' nei rinnovati Cluny Studios di Newcastle.

Hans Theessink

Dickinson lascia il palco ad Hans Theessink. Olandese, come per altri della sua generazione nei primi anni '60, l'amore per il Blues si impossessa dell'uomo che Bo Diddley descriverà come "un diavolo di chitarrista", e da allora non l'ha mai lasciato. Le sue radici affondano nel blues, ma sono state anche influenzate da innumerevoli altri aspetti della musica popolare.
Il primo disco di Theessink è un EP del 1970. Da allora, la sua musica è stata un continuo sviluppo e a tutt'oggi Hans ha inciso più di 20 album. Grazie all'inconfondibile lavoro chitarristico, alla sonorità della voce baritonale e alla presenza sul palco, Hans Theessink è ormai tra gli artisti più richiesti della scena blues internazionale.
Quella di Theessink si rivela la parte di spettacolo più coinvolgente. E', di volta in volta, "energetico" e commovente; passa con disinvoltura da una quasi irriconoscibile Greensleves (dedicata al dramma di New Orleans) a 'St. James Infermery a Maybelline', dalla chitarra a sei corde a quella a 12.. e la gente applaude con trasporto.

John Renbourne

E' il turno del grande John Renbourn e la sua figura carismatica affascina subito l'audience. Dimostra più dei suoi 61 anni ma il suo stile è inconfondibile e magico.
Nato nel '44 in un sobborgo di Londra, John Renbourn è uno dei più eclettici musicisti inglesi in attività. Fu affascinato fin da giovane dal blues di Big Bill Broonzy, venendo poi fortemente influenzato dal grande Davey Graham Tuttavia fu l'incontro Bert Jansch a condurlo definitivamente sulla strada della ricerca. Grazie a lui incise il suo primo album da solo nel '65, per la mitica etichetta Transatlantic. L'anno dopo uscirà il disco 'Bert & John' e insieme a Danny Thompson, Jacqui McShee e Terry Cox fonderanno i Pentangle, un gruppo che rivoluzionerà da quel momento l'approccio di intere legioni di giovani musicisti verso la musica.
Da questo punto in avanti sarà anche molto forte l'influenza della musica rinascimentale nello stile chitarristico di John; sperimentatore autentico e grande virtuoso, importante è stata la collaborazione con lo statunitense Stefan Grossman.
I tre procedono insieme per la parte finale dello spettacolo che li vede rilanciarsi l'un l'altro temi musicali, improvvisazioni e parti solistiche. Lo spettacolo finisce e un migliaio di persone, nonostamte il fresco cominci a farsi sentire, stentano a lasciare la piazza e il concerto e la magica atmosfera che si è creata.
Renbourne e Theessink sono già stati a Pavia, anni fa, e ricordano entrambi l'amico Bruno Morani. Ancora un bis e poi, appuntamento ai prossimi concerti.

Venerdì sera Eugenio Finardi e il suo progetto Blues (introdotto da una "chiacchierata" con Enzo Gentile alle 18 e 30 al Pub Broletto) e sabato 10 il conclusivo concerto di Mick Abrahams, grande chitarrista blues, membro fondatore dei Jethro Tull, poi dei Blodwin Pig lasciati per una carriera come solista. Pare che nel trio che si esibirà a Pavia, ci possa essere anche Clive Bunker, anche lui ex-Jethro Tull.

 
 Informazioni 
Concerti
Dove: Piazza della Vittoria
Quando: venerdì 9 e sabato 10 settembre 2005, ore 21.15


Altri appuntamenti

Vedi il calendario completo del Festival
 

Furio Sollazzi

Pavia, 08/09/2005 (3355)

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