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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 3375 del 14 settembre 2005 (1611) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
McCartney nuove riflessioni...
McCartney nuove riflessioni...

Se commetto degli errori non ho ne paura ne ritegno ad ammetterli.

La mia prima recensione del nuovo disco di Paul McCartney "Chaos and creation in the Backyard" se non errata, va perlomeno rivisitata ed ampliata.
Di solito mi fido dell'impressione dei primi ascolti e (in generale) non cambio idea sul fatto che non sia un "grande" disco; è però sicuramente un disco "importante".

Cosa mi ha indotto ad approfondire il giudizio?
La visione del DVD contenuto nell'edizione speciale limitata del disco. Nei filmati Paul parla a ruota libera e spiega come ha inciso l'album e da cosa è stato ispirato e influenzato. Si possono vedere alcune sedute di registrazione e persino delle "spieghe" su accordi e melodie variate in corso d'opera.
Viene citato Randy Newman, ma anche Harrison e Brian Wilson; ed è proprio quest'ultimo che mi ha dato la chiave di lettura giusta: Macca ha voluto fare un altro Smile (l'opera inedita che Brian Wilson ha da poco pubblicato).

Ecco che si spiegano i fiumi di tastiere, il pianoforte suonato con gli accordi ribattuti, i tanti strumenti e cori che si sovrappongono e si svelano solo ad un più attento ascolto, i falsetti (normalmente poco usati da Paul) e i "larghi" orchestrali che si rincorrono in armonie complicate che sembrano non sfociare mai in un "definito".

E' un disco importante perché l'esperimento gli è riuscito: ha racchiuso le sue piccole splendide melodie in contenitori armonici che lo avvicinano alla musica contemporanea. Cerca di portarsi, appunto, sul piano dei vari Newman, Waits, Wilson, Nyman.
E'veramente maturato oppure è l'ennesimo tentativo di dimostrare che era lui (dei quattro Beatles) e non Lennon quello più attento alle avanguardie, pronto a sperimentare e ad avventurarsi in tutti i campi della musica (ci ha già provato con la dance, l'elettronica, i "reading", la musica classica e persino la pittura e i cartoni animati)?

Fine Line è a metà tra i Beatles e gli ELO, How Kind of You ha un inizio molto Pet Sound (dei Beach Boys), Jenny Wren è uno splendido esempio di autocitazione e Blackbird incombe, At the Mercy sta tra Randy Newman e (se non fosse per la timbrica vocale) Tom Waits, Friends to Go l'ha scritta pensando a George Harrison (ma Brian Wilson incombe sempre), English Tea assomiglia in modo imbarazzante all'inizio di Dotti Medici e Sapienti di Bennato (ma poi si riprende), Too Much Rain è la più maccartiana di tutte, A Certain Softness è decisamente anni'50 (quasi da night) un po' Leo Redbone e un po' Buena Vista, Riding to Vanity Fair ha la tenebrosità di un Nick Cave stemperata nell'easylistening maccartiano (ma non si capisce dove va a parare), Follow Me è un altro gioiellino alla Paul (io l'avrei vista un po' più veloce, ma comunque…), Promise to You Girl dopo un inizio tra Beatles e Beach Boys ricade nei Wings, This Never Happened Before...perfetta...una slpendida melodia alla McCartney, Anyway ... beh, scoccia doverlo ammettere ma ha un inizio di strofa che è dannatamente simile alla versione di People Get Ready (di Curtis Maysield) fatta da Rod Steward; e il tema ricompare ciclicamente nella canzone.

La Ghost track è una strumentale senza ne capo ne coda mescola citazioni melodiche da Enrico Ruggeri ad effetti alla Number 9, conditi con esercizi pianistici.

Bene, adesso mi sento più a posto con me stesso. Di più non posso dirvi.
Ascoltatevelo e cercate di dare un giudizio con queste nuove "chiavi" che vi ho dato.

 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 14/09/2005 (3375)

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