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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 3679 del 6 dicembre 2005 (1869) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Quel lungo treno
Quel lungo treno

Lo so, lo so... che il disco è già in circolazione da più di un mese e mezzo; ma ho impiegato un po' di tempo per decidermi a recensire il nuovo album di Massimo Bubola, ed è una cosa che mi capita ogni volta che ascolto un nuovo lavoro di questo cantautore.

Da un lato trovo che sia uno straordinario autore, un ottimo arrangiatore... ma come cantante proprio non riesco a farmelo piacere del tutto. Quel suo "esalare l'ultimo respiro" ad ogni strofa diventa un vezzo che, alla lunga, irrita e distrae dalla canzone stessa. Alla fine, però, ci sono riuscito e credo di poter essere obbiettivo.
Massimo Bubola torna dunque con un nuovo album in studio, dopo aver completato la quadrilogia live del Cavaliere Elettrico e dopo "Segreti Trasparenti".

"Quel lungo treno" è un album che insieme all'interpretazione di vecchi canti tradizionali della Prima Guerra Mondiale come "Era una notte che pioveva", "Il disertore" e "Monte Canino" ripercorre con ballate originali un dramma di soldati al fronte e di donne lontane, un disco che racconta un pezzo di storia italiana, pubblica e privata. Anche in questo disco troviamo contaminazioni con il folk irlandese, soprattutto all'inizio con "Jack O'Leary", una storia irlandese che giudico il brano meno riuscito dell'album, ed "Era una notte che pioveva" che pur essendo un tradizionale canto alpino si avvicina moltissimo alle atmosfere dei Waterboys.
"Nostra Signora Fortuna" è invece una ballata country-blues, così come "Puoi uccidermi", mentre "Bum bum", il pezzo dal taglio più rock, si rivela uno dei più riusciti del disco.

Con lui, nell'album, i "fedeli" Simone Chivilò e Michele Gazich (co-produttori, con Bubola, del disco), Moreno Marchesin, Edu Hebling ed Enrico Mantovani (figlio del Cantautore Mario Mantovani) alla pedal steel guitar.

E' sicuramente un buon album, specie se si considera il difficile tema trattato e il "sacrilegio" di andare a riarrangiare canti della tradizione; un'operazione riuscita e coraggiosa.

 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 06/12/2005 (3679)

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