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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 373 del 11 ottobre 2002 (1981) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Gianni Morandi - Disco nuovo, spettacolo vecchio
Gianni Morandi - Disco nuovo, spettacolo vecchio

Gianni Morandi, il nostro Gianni "nazionale", il sempiterno ragazzo, questa volta marca male. Lo show televisivo Uno di Noi, che doveva decretarne la definitiva consacrazione come "showman tuttofare", sinceramente mi pare abbastanza scalcinato e sta facendo acqua da tutte le parti.

Niente a che vedere con lo spettacolo di Fiorello (non parliamo poi di quello di Celentano, che al confronto appare ad anni luce di distanza), ma neanche con gli stessi programmi di Morandi prodotti in precedenza. Là si limitava a cantare ed a ricevere ospiti e tutto filava liscio.

Non discuto infatti il lato artistico-musicale del "nostro" (che continuo ad ammirare incondizionatamente) ma l'intero palinsesto del programma.

Cominciamo dall'orchestra che "suona male": le sezioni fiati sembrano dei clacson e gli arrangiamenti sembrano abborracciati, così come la conduzione e, soprattutto, i tempi "ritmici" delle canzoni, sono altalenanti ed imprecisi. Lo stesso Morandi canta sotto il suo livello abituale, un pò spaesato e, a volte, troppo teso.

La Cuccarini fa la belle bambolina e la Cortellessi, se funziona ancora ancora nei suoi numeri cabarettistici, quando interviene sul palco con Morandi è inconsistente.

Un velo pietoso su i tre cosiddetti comici napoletani: neanche nel peggior avanspettacolo!

Sembra uno show che vuole essere grande spendendo poco.

Mi viene il dubbio che forse il peggior difetto sia nella produzione e in chi prepara i testi.

L'unica nota positiva (sino ad ora) è stata la presenza del vecchio cantante dell'orchestra che tenne a battesimo Morandi sul palcoscenico: forse una figura un pò patetica ma sicuramente vera e genuina.

Sta facendo molto rumore la sufficienza con cui un artista come l'ex leader dei Dire Straits è stato trattato Sabato 5 Ottobre allo show del Sabato sera: insulti in tutte le lingue nelle newsletters, nei forum e nelle mailing list dedicate alla musica rock.

Che la serata non si presentava bene lo si è capito subito quando Franco Battiato è apparso come un pesce fuor d'acqua, ma quello che è capitato a Mark Knopfler è stato il massimo.

Annunciato come l'ex leader dei Dire Straits che ha venduto 140 milioni di dischi, si è visto ribattezzare Mike Knopfler, gli è stato concesso di eseguire solo in playback Why Aye Man (cd singolo tratto dal suo terzo album solista), ma soprattutto vi sono stati dei momenti di notevole imbarazzo quando (al termine del brano) Mark si è apprestato alla logica intervista ed invece tutto è stato interrotto, con Morandi che diceva in continuazione:"Oh, ma questo è uno forte" e la comica Cortellessi insisteva sul fatto che forse era meglio chiamare un giovane come ospite e non un vecchietto di 60 anni.....!

Da dimenticare! Se va avanti così sarà dura arrivare alla Befana.

L'Amore ci cambia la vita

Ma veniamo al CD L'Amore ci cambia la vita, che Gianni presenta poco per volta durante lo spettacolo. Avrebbe dovuto essere un disco "di svolta", dato il cambio di casa discografica (ora è passato alla Sony Music), ma è stata una svolta indietro.

Intanto i suoni sono fastidiosamente datati e di strumenti veri se ne ascoltano pochi.

Quasi tutta la produzione musicale è affidata a Celso Valli (famoso e bravo) che sintetizzandoli appiattisce però tutte le atmosfere.

Un'altra delusione mi arriva dalla coppia Mogol-Lavezzi. Diavolo, ero convinto che Mogol fosse una specie di Re Mida della musica: ogni volta che partecipava ad un disco ne decretava (e meritatamente) il successo. È stato così con Battisti, con Cocciante, con Bella e con Celentano (per fare solo alcuni esempi).

Era quindi logico che mi aspettassi grandi cose da questa coppia di autori abbinati ad un cavallo di razza come Morandi. Canzoni scialbe e testi imbarazzanti.

Al contrario, il meglio viene proprio fda autori poco conosciuti come Raffaello di Pietro (L'Amore ci cambia la vita), Luca Angelosanti e Francesco Morettini (Ricominciamo da qui) e Marco Falagiani che, insieme a Morandi, firma forse il brano più bello, intenso e onesto del disco: quel "Il Mio Amico" che, con il solo pianoforte e un'orchestra d'archi, chiude l'album.

 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 11/10/2002 (373)

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