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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 3812 del 26 gennaio 2006 (3770) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Paese che vai... musica che trovi
Paese che vai... musica che trovi

Ero sempre riuscito ad applicare questa formula ai miei numerosi viaggi e tornare da ogni nuovo Paese visitato con un disco (negli ultimi anni, CD) di musica autoctona che rappresentasse l'evoluzione delle tradizioni musicali di quel paese stesso.

Negli ultimi anni è diventato sempre più difficile, a volte impossibile.
In questo ultimo mio viaggio in Egitto ho avuto la riprova della ormai quasi completa globalizzazione anche in campo musicale.

E sino a che ho dovuto ascoltare Baglioni, Pausini, Ramazzotti a tutto spiano, l'ho addebitato al gran numero di turisti italiani presenti a Sharm El Sheik; mi dicevo che li trasmettevano per far piacere a noi (ma chi l'aveva chiesto?).
Un po' meno comprensibile la gran quantità di musica Brasiliana, Latina e il Rap. Cosi come i successi internationali (vedi James Blunt o Santana). Ancor meno capivo la costante presenza del blues di Gary Moore.

Spesso avevo l'illusione di ascoltare un brano originale egiziano: cominciava con strumenti tradizionali ma, all'improvviso, ecco che partiva una ritmica drum'n'bass micidiale su cui si inserivano i gorgheggi egiziani del cantante di turno.
E via di questo passo, con canzoni che nulla avevano a che fare con l'Egitto se non per la presenza della lingua e i vocalizzi in stile muezzin.

Mi hanno fatto ascoltare alcuni dischi del loro idolo del momento (non chiedetemi il nome, perché l'ho già cancellato dalla mia memoria); sulle copertine dei CD appariva ora come un giovane Julio Iglesias, ora (con qualche frezza bionda in più) come il di lui figlio Enrique...
Il contenuto dei dischi? Una miscela tra il pathos e il gorgheggio partenopeo e la più bieca musica da FM americana.
Mi sono detto "Sarà così qui a Sharm... ma l'Egitto è sicuramente un'altra cosa!".
Sono andato al Cairo... ma la solfa non è cambiata: anche sotto le piramidi e in giro per la città la musica globalizzata mi circondava.
Ce l'ho messa proprio tutta, ma non sono riuscito a tornare a casa neanche con un CD.

 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 26/01/2006 (3812)

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