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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 3841 del 3 febbraio 2006 (2031) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Fossati - L'Arcangelo
Fossati - L'Arcangelo

Anticipato dal singolo "Cara democrazia" nelle radio dal 13 gennaio, il nuovo album di inediti di Ivano Fossati (l'ultimo era stato, tre anni fa, "Lampo Viaggiatore") si intitola L'Arcangelo (Sony-Bmg), nei negozi dal 3 febbraio.

Fossati è tornato, Fossati è cambiato: asciutto, essenziale, suono sixties, con qualche ritmica minimalista elettronica, voglia di rock e testi più diretti, quasi a dire "i giochi sono finiti, è ora di parlare chiaro". E lo fa con una canzone che, appena annunciata, ha scatenato polemiche e ingordigie tra chi la critica e chi vuole appropriarsene per scopi elettorali.
"Cara Democrazia", insomma, è già un "caso" prima ancora di essere ascoltata e per questo vorrei lasciarla per il momento da parte.

Parliamo dell'album.
Bello! Bello nella sua semplicità, come un bicchiere di acqua fresca in una giornata d'agosto.
Forse i puristi di Fossati, quelli abituati ai testi più ermetici, alle atmosfere sofisticate, storgeranno la bocca. Qui la canzone torna ad essere "canzone" e non tanto "composizione".

Inizia con Ho Sognato Una Strada con cui si torna al rock del primo Fossati, con molto Dylan di Like a Rolling Stone e una visione dell'attimo attuale. Segue Denny, scritto a due mani con Pietro Cantarelli; rientra nei Top Four del disco ed è un elogio all'amore e a come questo aiuti ad affrontare la vita di tutti i giorni. Il terzo è la già citata Cara Democrazia.

L'Amore Fa contiene un organo nostalgicamente da canzonetta ed è una ballata rassicurante ancora sul tema dell'amore.
Con L'Arcangelo torniamo sul rock con colori sudamericani tipo La Mia Banda Suona Il Rock: uno dei Top dell'album (non per niente è quello che dà il titolo al disco) e uno dei brani più accativanti.

Il Battito
è il tipico Fossati per rincuorare i fedelissimi smarriti, con atmosfere alla David Sylvan e un testo che è un elogio all'inutile bellezza dell'incomprensibile rispetto alla pochezza del trasparente comprensibile. La Cinese, con un tempo quasi-ska, ricorda lo Shampoo di Gaber e ho l'impressione che non sia casuale, ma un omaggio voluto.

Baci E Saluti, con un arpeggio anni '60 e un'armonica dolente, torna il Fossati che conosciamo meglio: uno dei brani migliori.
Reunion ha un giro di accordi che cita Hang on Sloopy e... caspita, mi ricorda Drupi (ma ancora un po' Gaber). Aspettare Stanca... oddio... ancora Drupi, ma tanto Bruno Martino; ma non trasecolate, in queste due canzoni è sempre Fossati e i testi ce lo ricordano.
Pianissimo
chiude l'album con un ombra di Bindi.

E veniamo dunque al brano numero tre nella scaletta dell'album: Cara Democrazia.
Ancora rock che richiama un parallelo con il De Gregori di "Pezzi". Il testo, più che una critica politica, appare come lo sfogo di un cittadino sconcertato dalla massa di segnali di basso profilo che gli arrivano da ogni parte: "Con santa pazienza ho dovuto aspettare... Cara Democrazia.. così mi sento tradito o sono stato ingannato. Mi sento come partito e non ancora approdato... sento un vuoto al mio fianco e nessuna certezza messa nero su bianco" "Sono giorni duri, sono giorni bugiardi, cara Democrazia ritorna a casa che non è tardi" "Democrazie pubblicitarie, Democrazie allo stadio, Democrazie quotate in borsa, Fantademocrazie...". Se la prende con un popolo di "nullapensanti della televisione", descrive la democrazia come "gemma imperfetta, equazione sbagliata, non scritta e mai corretta". Insomma, prende una posizione, anche se rifiuta ancora lo schieramento e, soprattutto, non vuole che sia usata come era stata, a suo tempo, la "Canzone popolare".
Fossati mette le mani avanti, spiega: ""Cara democrazia" è un'esortazione civile, ma non ha niente a che fare con la politica".
Poi ognuno la pensi come vuole.

 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 03/02/2006 (3841)

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