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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 3962 del 6 marzo 2006 (2453) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Sanremo '06 - Il giorno dopo
Sanremo '06 - Il giorno dopo
Ed eccoci ancora una volta qui, come tutti gli anni, a commentare il Festival di Sanremo.
Non ne posso fare a meno, è nel mio DNA: io e il Festival abbiamo la stessa età e ne ho sempre seguito, nel bene e nel male, tutte le edizioni, riconoscendone (comunque) l’importanza almeno come evento, se non più come vetrina musicale.
 
Il fatto è che, negli ultimi anni, mi è diventato sempre più difficile guardarlo in diretta e sono costretto a registrarlo e vederlo poi con l’aiuto dell’”avanti-veloce” perché, diciamolo chiaramente, cinque serate sono davvero troppe. L’evento mediatico, la spettacolarizzazione, lo sfruttamento pubblicitario hanno preso il sopravvento sulla rassegna musicale.
 
E difatti, sempre meno si parla di musica e sempre più di polemiche, gossip, ospiti, costumi, scenografie, vallette, presentatori… e share.
E allora, non vorrei “sparare sul morto” (visto che quest’anno le critiche sono state feroci sin dalla prima serata), ma qualche considerazione vorrei farla anch’io.
 
Cominciamo dai risultati finali: se era fin troppo chiaro che i Nomadi sarebbero arrivati in finale (ci sarebbe stata una vera e propria sollevazione popolare se fossero stati eliminati) è stata invece illuminante l’espressione di sorpresa di Dolcenera all’annuncio della sua eliminazione. Esterefatta, sembrava domandarsi “Beh? Cosa è successo? Ma non dovevo vincere io?”
 
Un po’ più rassegnato (ma non troppo) Michele Zarrillo che alla vittoria di Povia ha pensato di aver sbagliato palcoscenico ed essere finito su quello dello Zecchino d’Oro.
Se un esordiente come Riccardo Maffoni ha ottenuto (inaspettatamente) un giusto riconoscimento, un veterano come Venuti (con una delle più belle canzoni del Festival) ha avuto la sua bella e regolare immediata esclusione (nella migliore tradizione sanremese).
Ron aveva una bella canzone e un “bello” scopo; ma non è bastato.
 
Mi domando ancora cosa sia andata a fare a Sanremo un’artista della caratura di Noa; poco conta che l’abbiano recuperata con il Premio Mia Martini, l’accopppiata con Fava (avrà pure scritto delle belle canzoni, ma quella in gara….) non ha funzionato, seppur supportata dai bravissimi Solis Quartet.
 
Vogliamo parlare di Anna Oxa? No, vi prego, basta così.
Sottolineamo invece il fatto che la categoria Giovani è stata puntualmente penalizzata e, persino nella serata a loro dedicata, sono comparsi sul palco ad ora tarda.
 
Di fronte ad una brava ma invadente Victoria ed un impagliato Panariello (i “tempi” del Festival sono troppo lontani dai suoi e non sapeva da che parte girarsi) anche l’intervento degli ospiti (attori, comici e cantanti) è servito a poco. Non male la serata dei “duetti” ma è arrivata ad un pubblico già stanco e maldisposto.
 
Le canzoni? Nè belle, nè brutte (discorso a parte meriterebbe il testo di Mogol per la Tatangelo, imbarazzante per la sua banalità); stagnanti in un limbo grigio che caratterizza alcune edizioni di questo tanto chiacchierato Festival di Sanremo.
Se per le canzoni non c’è niente da fare, si deve aspettare che gli autori ne presentino di belle, per lo spettacolo si dovrebbe finalmente tornare alle tre serate secche, con meno ospiti, meno pubblicità, meno contorno e più musica.
O perlomeno… così la penso io.
 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 06/03/2006 (3962)

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